Ddl Lavoro Autonomo: più tutele per liberi professionisti e partite IVA

Buone notizie per migliaia di liberi professionisti. Lo scoccare del nuovo anno non ha portato con sé soltanto la consueta ondata di aumenti su imposte, bollette e quant’altro.

Difatti, il nuovo ddl Lavoro Autonomo porterà una ventata di ottimismo ai possessori di partita IVA e ai lavoratori autonomi con l’estensione a queste categorie professionali di una serie di tutele precedentemente non ancora previste.

Le agevolazioni previste dal ddl lavoro autonomo

Il ddl lavoro autonomo riguarda tutti i liberi professionisti (avvocati, architetti, ragionieri, commercialisti, ingegneri, ecc.) e si pone l’obiettivo primario di tutelarli al meglio, offrendo loro agevolazioni di vario tipo:

  • sconti fiscali per la formazione (è possibile dedurre il 100% dei costi sostenuti per la partecipazione a convegni, corsi e master, fino ad un massimo di 10.000 euro);
  • sconti fiscali per l’orientamento e la certificazione delle competenze (fino ad un massimo di 5.000 euro);
  • polizza assicurativa (il premio annuale, detraibile dalle tasse, è stato studiato per tutelare i professionisti e le partite IVA che hanno difficoltà a recuperare un credito);
  • accesso ai bandi pubblici (la pubblica amministrazione avrà l’obbligo di estendere ai lavoratori autonomi la partecipazione ai progetti).

Ddl lavoro autonomo: maternità, congedo parentale e indennità di malattia

Novità importanti arrivano anche per quanto riguarda la sfera privata dei professionisti e riguardano:

  • la maternità (nel caso di nascita di un figlio sarà possibile percepire l’indennità di maternità pur continuando a lavorare. L’astensione obbligatoria dal lavoro non è quindi prevista);
  • il congedo parentale (nei primi tre anni di vita del bambino sarà possibile ottenere un congedo parentale pari a sei mesi. Per usufruire dell’indennità pagata dall’Inps, basterà compilare l’apposita domanda in carta libera e fornire un certificato medico rilasciato dalla Asl);
  • l’indennità di malattia (nel caso in cui sussista una malattia tale da impedire al lavoratore di impiegarsi per oltre 30 giorni, sarà possibile non versare contributi previdenziali fino ad un periodo massimo di due anni).

Info: Legge di Stabilità 2016 

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