Titolare partita IVA deceduto: come procedere con le fatture insolute?

L’Agenzia delle Entrate, con una recente risoluzione, fornisce importanti chiarimenti sulla chiusura della partita IVA di un professionista deceduto in caso di fatture emesse in vita non ancora saldate.

La morte di un familiare, soprattutto se prematura, rappresenta un evento drammatico e inevitabilmente porta anche a dei cambiamenti nella quotidianità dei parenti e alla necessità di dover entrare nella sfera lavorativa o professionale del proprio congiunto per risolvere ciò che è rimasto in sospeso.

Una delle questioni che molto spesso gli eredi di un titolare di partita IVA deceduto sono chiamati ad affrontare sono quelli legati alla chiusura della partita IVA, alla riscossione dei crediti maturati dal professionista deceduto mentre era ancora in vita ed in particolare alla liquidazione delle fatture già emesse e rimaste insolute.

Con la successione ereditaria passano in capo agli eredi tutte le situazioni debitorie e creditorie, pertanto un professionista che ha svolto una prestazione professionale mentre era in vita, senza riscuotere, ha maturato un diritto di credito nei confronti del destinatario della prestazione e al contempo un obbligo verso il Fisco, che si trasferiscono entrambi agli eredi. Ad esempio, un avvocato ha difeso una persona in un processo, ha emesso una fattura per la prestazione svolta, ma al momento della sua morte il pagamento non era ancora avvenuto. L’avvocato aveva maturato un credito nei confronti del suo cliente e l’obbligo di versare l’IVA al Fisco. Come si dovranno comportare gli eredi in questi casi?

Il decesso del professionista comporta l’immediata chiusura della partita IVA?

L’emissione e il saldo delle fatture presuppone l’esistenza della partita IVA, ma cosa succede quando muore un titolare di partita IVA?
La risposta a questa domanda ce la fornisce la normativa fiscale che regola l’IVA, ossia il DPR n. 633/72.

Ed infatti la norma prevede l’obbligo di chiudere la partita IVA del professionista deceduto entro 6 mesi dalla data della sua morte. Questo significa che gli eredi possono utilizzare questo periodo di tempo per provvedere al saldo di tutte le fatture emesse e alla chiusura di tutte le operazioni rimaste pendenti.

Tuttavia questi 6 mesi potrebbero non essere sufficienti a fare tutto, allora ci si pone il problema di come si possa procedere in tale caso.

Il termine semestrale per la chiusura partita IVA del professionista deceduto può essere prorogato?

Il cuore della questione sta proprio nelle ipotesi in cui, trascorsi i 6 mesi dalla morte del titolare di partita IVA, i rapporti giuridici non siano stati ancora definiti. In questi casi la partita IVA dev’essere chiusa comunque o c’è la possibilità di prorogare il termine per il tempo necessario a definire tutto ciò che è rimasto in sospeso?

La questione è stata sottoposta all’Agenzia delle Entrate, la quale con una recentissima risoluzione (la n. 34/E dell’11 marzo 2019) si è espressa positivamente, nel senso di considerare ammissibile e utile mantenere aperta la partita IVA fino a quando non vengono saldate le fatture non ancora riscosse o ad esigibilità differita.

Con questo provvedimento si contribuisce a portare chiarezza su un tema che era stato più volte affrontato dalla stessa Agenzia e anche dalla giurisprudenza, con esiti analoghi. Già nel 2007 con la circolare n. 11/2007 era stato affermato che “l’attività del professionista non si può considerare cessata fino all’esaurimento di tutte le operazioni, ulteriori rispetto all’interruzione delle prestazioni professionali, dirette alla definizione dei rapporti giuridici pendenti, ed, in particolare, di quelli aventi ad oggetto crediti strettamente connessi alla fase di svolgimento dell’attività professionale”.

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C’è un fondamento solido alla base di questa conclusione e sta nel fatto che l’obbligo tributario di versare l’IVA nasce con l’espletamento della prestazione del professionista, non con il pagamento del compenso da parte del cliente. Quindi l’ulteriore periodo di apertura dell’attività successivo alla morte del professionista serve, appunto, alla definizione degli obblighi tributari e delle situazioni creditorie già sorte al momento del decesso del titolare di partita IVA. Se il periodo di 6 mesi previsto dal regolamento sull’IVA (DPR 633/72) non sarà bastato, allora sarà possibile mantenere aperta l’attività per il tempo necessario a chiudere i conti con il Fisco.

Gli eredi del professionista, prima di chiedere la chiusura della partita IVA, dovranno occuparsi di questi ultimi adempimenti.

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