Agenzia delle entrate e agevolazioni per sostituzione degli impianti

Bonus mobili, sostituzione di caldaia e sanitari: quando si ha diritto alle agevolazioni fiscali

In questi giorni l’Agenzia delle Entrate ha emesso una circolare che risponde ad una serie di domande poste dagli addetti ai lavori su alcune questioni di natura fiscale.

Cerchiamo di capire in maniera semplice, alcune delle questioni prese in considerazione dall’agenzia delle entrate, che possono interessare ed essere di aiuto anche ai non professionisti.

Una delle questioni che ha suscitato più dubbi riguarda un argomento che ci sta molto a cuore, e su cui abbiamo scritto diversi articoli*, riguarda il risparmio energetico:

Sostituzione della caldaia e bonus mobili

L’agenzia delle entrate ribadisce che la sostituzione della caldaia dà diritto ad accedere al bonus mobili, se la stessa viene sostituita con una che utilizza fonti di energia rinnovabili, in quanto si tratta sicuramente di un intervento di manutenzione straordinaria. Negli altri casi il presupposto della manutenzione straordinaria si basa sul fatto che la caldaia vecchia venga sostituita con una nuova che consente però di ottenere un maggiore risparmio energetico rispetto alla situazione precedente.

Una delle altre questione sulla quale interviene l’agenzia delle entrate riguarda la deducibilità per le
Spese di sostituzione dei sanitari.

A molti di noi sarà capitato di sentire pubblicità in TV che incoraggiano a cambiare la vecchia vasca da bagno, con una con sportello apribile, che consente un più facile ingresso ad anziani o disabili, facendo leva sul fatto che l’intervento è detraibile.

Facciamo attenzione perché non è proprio così.
Cerchiamo di fare chiarezza sull’argomento prendendo spunto dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate.

I lavori detraibili ai fini IRPEF (che sono attualmente detraibili al 50%), riguardano opere di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo, e ristrutturazione, non opere di manutenzione ordinaria come la semplice sostituzione dei sanitari. Però, se la sostituzione dei sanitari (compresa anche la vasca da bagno) rientra in un intervento più ampio ad esempio di manutenzione straordinaria, quindi con il rifacimento totale degli impianti del bagno, con innovazione dei materiali, allora anche l’annessa sostituzione dei sanitari è detraibile.

È bene ricordare che al di fuori dell’intervento della manutenzione straordinaria, la sostituzione della vasca da bagno classica, con una con sportello apribile non rientra nemmeno tra gli interventi di eliminazione delle barriere architettoniche, in quanto la vasca con lo sportello apribile non ha le caratteristiche tecniche indicate nella relativa legge di riferimento (DM n. 236 del 1989)

Comproprietà di una pertinenza

Ricordiamo che s’intende per pertinenza un’immobile ad uso non abitativo, destinato ed utilizzato in modo durevole, al servizio dell’unità immobiliare usata come abitazione principale.

La questione analizzata dall’agenzia delle entrate, che a prima vista potrebbe sembrare banale, è se un garage, o più genericamente un box o un posto auto, in comproprietà possa essere o meno pertinenza di più abitazioni.

In maniera estremamente sintetica la risposta è sì, ed assume particolare rilievo anche ai fini delle imposte sui redditi, in ragione della quota di proprietà di ciascun comproprietario. In maniera particolare, in caso d’interventi effettuati sulla pertinenza in comune l’agenzia delle entrate specifica che la detraibilità del limite di spesa riguarda l’abitazione principale alla quale la pertinenza è annessa.

Facciamo alcuni esempi per meglio comprendere questo concetto.

  • Abitazione X senza pertinenza, il limite massimo di spesa agevolabile per la sola abitazione è 96.000.
  • Abitazione Y con pertinenza, il limite massimo di spesa agevolabile complessivo per l’abitazione e la pertinenza è sempre di 96.000.
  • Abitazioni A e B con pertinenza in comproprietà. In questi caso il limite massimo di spesa agevolabile per ciascuna abitazione e comproprietà di pertinenza è 96.000, ma il limite di spesa residuo a disposizione dell’abitazione, dipende spese effettuate per la pertinenza in comune.

Se ad esempio la spesa effettuata per la pertinenza è di 20.000 Euro, di cui 15.000 spesi dal proprietario di A e 5.000 Euro spesi dal proprietario di B, il limite residuo si spesa, sarà:

  • 81.000 Euro (96.000-15.000) per l’abitazione A;
  • 91.000 Euro (96.000-5.000) per l’abitazione B.

Nel caso in cui l’intera spesa di 20.000 Euro sia effettuata interamente dal proprietario di A, il limite di spesa residuo per le due abitazioni sarà il seguente:

  • 76.000 Euro (96.000-20.000) per l’abitazione A;
  • 96.000 Euro (96.000-0) per l’abitazione B.

Nel caso in cui sia il proprietario di A che il dal proprietario di B spendano 96.000 Euro a testa, il limite di spesa residuo per le due abitazioni sarà zero, per entrambi:

  • 0 Euro (96.000-96.000) per l’abitazione A;
  • 0 Euro (96.000-96.000) per l’abitazione B.

Queste sono alcune delle domande alla quale l’agenzia delle entrate ha dato risposta fugando i dubbi degli addetti ai lavori e non.

Info: Agenzia delle Entrate

*Vedi anche:

Risparmio energetico e agevolazioni fiscali: novità 2016

Ecobonus 2016: detrazione al 65% e possibilità di cedere il credito

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