Pensioni: dopo l’Ape arriva “Rita”

Il Governo Renzi lancia la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata

È una delle proposte per la riforma pensioni lanciata dal Governo Renzi: “Rita”, ossia Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, è la misura previdenziale che permette di sfruttare l’Ape (Anticipo pensionistico) riducendo gli effetti negativi delle penalizzazioni previste per l’uscita anticipata dal lavoro.

I pensionati con più di 63 anni potranno ottenere immediatamente una parte della pensione integrativa. Grazie a Rita è inoltre possibile arrivare a dimezzare il prestito bancario che consentirebbe di usufruire dell’assegno previdenziale anticipato.

Chi ne può usufruire di “Rita”?

– I lavoratori che hanno raggiunto i 63 anni di età e gli esodati nati tra il 1951 e il 1953
– tutti coloro che abbiano fatto domanda Ape e siano rientrati nella possibilità di pensione anticipata
– chi possiede una pensione integrativa privata

Come funziona “Rita”

Come è ormai noto, Rita e Ape sono strettamente collegate. Rita è un vero e proprio prestito sulla pensione elargito da banche o assicurazioni. Se il lavoratore ha già versato una pensione integrativa, questa può essere trasferita nel fondo pensione integrativo da cui si richiede il prestito Ape, così da non gravare sui terzi che prestano i soldi e non avere troppe penalizzazioni. In questo modo il denaro viene ricevuto in anticipo e non a 67 anni, dopo essere andati regolarmente in pensione.

L’Ape porterà a una riduzione dell’assegno anticipato anche per effetto di un meccanismo di detrazione fiscale, agendo in base al numero degli anni di anticipo, dell’entità dell’assegno percepito e della categoria di appartenenza. Le detrazioni saranno maggiori per chi presenta un reddito basso o risulta disoccupato di lungo corso, così come per i lavoratori interessati da crisi aziendali e uscite volontarie. Si abbasseranno fino ad azzerarsi quasi del tutto per chi, invece, possiede redditi più alti e per le uscite volontarie, a carico delle aziende nei casi di ristrutturazione. Il microrimborso ottenuto sarebbe inversamente proporzionale al reddito dunque, con un minimo del 2% per ogni anno di anticipo fino a un 8% annuo per i redditi più alti, che corrisponderebbe a un 24% di penalizzazione.

Tale anticipo sarà riconosciuto anche ai dipendenti pubblici. Per poter accedere all’anticipo fino a 36 mesi sulla pensione di vecchiaia, donne e uomini dovranno aver compiuto 63 anni e sette mesi entro gennaio 2017, data in cui scatterà l’Ape.
È da tenere a mente che, avendo accesso all’Ape, l’assegno pensionistico sarà inferiore a quello normale: la pensione sarebbe infatti ridotta dall’1% al 4% rispetto a quella altrimenti ricevuta in età pensionabile. Rita serve proprio a colmare questo gap.

È degno di nota il fatto che tutta l’operazione sulla riforma pensioni, pur essendo promulgata dal Governo, non implica una spesa da parte del Governo stesso. E questo perché i soldi da destinare ai pensionati proverranno non dall’INPS ma da enti privati che sosterranno il prestito. Di fatto dunque, finché il pensionato non raggiungerà i 67 anni di età, non graverà comunque sulle casse del Governo.

Inoltre, queste novità dovranno essere approvate in sede di bilancio della legge di Stabilità. Tale legge si propone di ricondurre stabilmente l’economia italiana su un sentiero di crescita sostenuta, supportando – tra le altre cose – i consumi delle famiglie.

Rita si costituisce quindi come un ottimo strumento in grado di ridurre gli effetti gravosi dell’uscita anticipata dal lavoro. Un vero e proprio complemento della precedente Ape, che ne riduce gli effetti e permette di agevolare i pensionati maggiormente in difficoltà.

 

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