Scuola pubblica, ma a pagamento?

In questi anni stiamo assistendo alla lenta metamorfosi della scuola pubblica, in “scuola pubblica a pagamento”, definizione che potrebbe suscitare ilarità, ma in realtà dovrebbe far riflettere parecchio su quale rotta sta seguendo l’Italia.

Le scuole, sempre più spesso, chiedono denaro alle famiglie degli iscritti sotto forma di “contributo scolastico”. Tale contributo, secondo normativa, è volontario e facoltativo, ed ha lo scopo di aumentare l’offerta didattica, ma purtroppo è diventato di fatto una “retta” obbligatoria, utilizzata sempre più spesso per “tappare altri buchi”. Si aggira mediamente intorno ai 200 euro annui, anche se in molte scuole è parecchio più alta. Inoltre la retta è uguale per tutti gli alunni, senza tener conto dei redditi delle famiglie. Anche se non è possibile imporre tasse, o far richiesta di denaro, per l’espletamento di attività relative dell’obbligo scolastico secondo i principi di obbligatorietà e di gratuità, è ragionevole pensare che da quest’anno questa “estorsione di bisogno” chiamata retta crescerà ancora, complice la normativa sul riordino degli enti locali, che l’anno scorso ha gravato sulle casse di province e città metropolitane, che ora non possono più erogare alle scuole i contributi destinati al pagamento delle spese ordinarie (manutenzione, pulizie) e delle utenze (energia elettrica, gas, acqua).

Ed ecco che a mantenere a galla gli istituti dovranno essere le famiglie dei ragazzi, le quali, oltre a pagare le dovute imposte ordinarie, dovranno far fronte alle richieste delle scuole. Che per correre ai ripari hanno già deciso di innalzare la retta, in molte scuole spacciata per obbligatoria.

Per la serie “al peggio non c’è mai fine” l’iscrizione all’anno scolastico, la consegna delle pagelle e anche la promozione, vengono subordinate da alcune scuole al pagamento della retta stessa, e a nulla sono serviti i richiami del Ministero dell’Istruzione in merito alla questione.

Ricordiamo che non garantire l’istruzione pubblica in modo gratuito significa negare il diritto allo studio.

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