Tutele a favore del lavoratore in malattia

Licenziare un proprio dipendente per malattia è possibile solo se tale stato si prolunga esageratamente oltre il termine di conservazione del posto, il cosiddetto termine di comporto.

La legge e i contratti collettivi stabiliscono, infatti, che in caso di malattia il rapporto di lavoro possa essere sospeso. Non si può licenziare un lavoratore, quindi, solo per il fatto di essere malato.

La salute è considerato un diritto fondamentale dell’individuo nel nostro ordinamento e la Legge tutela il lavoratore da sgradevoli inconvenienti nell’’ambito del rapporto di lavoro.

Tra gli strumenti di tutela del lavoratore anche la tutela reintegratoria attenuata, recentemente introdotta dalla Legge Fornero. Questa prevede che, in caso di annullamento del licenziamento da parte del giudice, si ordini la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e si condanni il datore di lavoro al pagamento del risarcimento del danno oltreché al versamento dei contributi previdenziali per tutto il periodo fino alla reintegrazione effettiva.

In alternativa alla reintegra nel posto di lavoro, il lavoratore ha, comunque, la possibilità di chiedere al datore di lavoro un’indennità pari a 15 mensilità dell’’ultima retribuzione globale di fatto, la cui richiesta determina la conclusione del rapporto di lavoro.

È prevista, inoltre, l’aspettativa non retribuita: nel caso in cui una malattia grave perduri per un periodo di tempo che va oltre la scadenza del “termine di comporto”, per un periodo massimo indicato dal contratto, il rapporto di lavoro può proseguire, sia pur in assenza della retribuzione. Quest’’ultimo istituto rappresenta una maggiore garanzia a favore del lavoratore a tutela del diritto alla salute.

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