Vietato il pagamento dello stipendio in contanti

Pesanti sanzioni per i datori di lavoro e committenti che pagano i dipendenti con uno stipendio in contanti.

Dal 15 novembre sono cambiate le norme di retribuzione per dipendenti e parasubordinati. Un disegno di legge di grande interesse per datori di lavoro e committenti, che dovranno prestare la giusta attenzione nel merito delle novità sul panorama normativo.

Quali sono i punti salienti del Ddl che vieta di pagare lo stipendio in contanti?

Da luglio 2018, lo stipendio in contanti non sarà più consentito. L’obiettivo è contrastare le retribuzioni inferiori ai minimi di legge effettuati con il ricatto di licenziamento, per il dipendente che non accetti di essere sottopagato.
Ora è attesa l’approvazione del Ddl da parte del Senato. In caso la legge venga promulgata, la retribuzione della busta paga e gli anticipi potranno avvenire:

  • con bonifico attraverso la banca;
  • con pagamento in contanti presso sportelli postali o bancari;
  • con assegno dato al lavoratore o a un delegato.

Di norma chi riceve la delega può essere il coniuge, il convivente o un familiare di età superiore a 16 anni.

Il pagamento dello stipendio in contanti è vietato anche per i committenti?

La risposta è sì. Anche i committenti devono pagare le retribuzioni con metodi tracciabili e non con lo stipendio in contanti.
A prescindere dalla tipologia del rapporto di lavoro subordinato, la regola non cambia, il divieto di pagare lo stipendio in contanti vale per tutte le modalità di svolgimento e di durata del rapporto.
Quindi anche nel caso di smart working, di lavoro part-time e per committenti di rapporti di lavoro di collaborazione coordinata e continuativa.

Chi rimane fuori dall’obbligo?

Possono continuare a pagare lo stipendio in contanti:

  • i datori di lavoro domestico;
  • le pubbliche amministrazioni.
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Quali sono le sanzioni per i datori di lavoro e i committenti che versano lo stipendio in contanti?

Le sanzioni previste per i trasgressori sono pesanti: per i datori di lavoro e committenti che non si adeguino al divieto è prevista una sanzione che va dai 5 mila ai 50 mila euro.
Il Ddl inoltre rende irrilevante la firma sul cedolino come prova di retribuzione.
Se la normativa entrerà in vigore, i datori di lavoro avranno 6 mesi per adeguarsi dal momento della pubblicazione delle norme in Gazzetta Ufficiale.
Il Governo entro 3 mesi dall’entrata in vigore della legge, dovrà stipulare delle convenzioni per individuare gli strumenti di comunicazione più idonei a favorire la conoscenza e l’attuazione delle disposizioni.
Le convenzioni saranno stipulate con:

  • le confederazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro più rappresentativi;
  • l’associazione bancaria italiana;
  • Poste italiane Spa.

Vista l’importanza del disegno di legge e delle normative che potrebbero entrare in vigore è consigliabile per i datori di lavoro, affidarsi a professionisti esperti, al fine di facilitare il proprio adeguamento.

Approfondisci il Ddl “Disposizioni in materia di modalità di pagamento delle retribuzioni ai lavoratori”.

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