L’Umbria apre le porte agli emigrati

100 mila euro a disposizione di cittadini umbri residenti all’estero pronti a fare impresa nella loro regione d’origine.

La Regione Umbria richiama “a casa” gli emigrati. È Brain Back Umbria, il nome dato all’iniziativa che punta a far rientrare cervelli dall’estero. Tra un appello alle radici e la prospettiva di un’attività imprenditoriale, il bando, che utilizza i fondi del POR FESR Umbria per complessivi 100 mila euro, è un invito a riscoprire la propria regione d’origine nell’ottica di un futuro lavorativo.

A chi si rivolge?

Il bando è rivolto a tutti coloro che al momento della pubblicazione siano residenti o abbiano il loro domicilio all’estero e contestualmente abbiano un legame con la regione: per esservi nati, per discendenza o per avervi avuto la residenza; oppure, per aver concluso un percorso di studi universitari a Perugia: laurea o dottorato di ricerca.
Non solo quindi emigrati di prima generazione ma anche discendenti di coloro che nel corso del tempo hanno lasciato la loro terra natia per cercare una nuova vita all’estero. Interessante però, e in questo caso si può parlare a maggior ragione di rientro dei cervelli, la possibilità di accedere alle misure di sostegno anche per coloro che si trovino all’estero per ragioni di studio o perché vi svolgano attività lavorativa sia come dipendenti che come lavoratori autonomi.
In particolare questi ultimi devono aver vissuto stabilmente all’estero per almeno 24 mesi. Il vincolo per poter ottenere il contributo è impegnarsi ad avviare un’impresa nel territorio regionale entro 60 giorni dalla concessione dello stesso, in uno dei settori previsti:

  • agroalimentare;
  • chimica verde;
  • fabbrica intelligente/aerospazio;
  • settore energetico.

La dimostrabilità dei requisiti richiesti – ovvero la presenza all’estero – è rimessa alla certificazione prodotta dalle autorità consolari del Paese estero o dal Comune di residenza, da enti di previdenza pubblica o da documentazione fiscale.
Per ottenere il contributo inoltre, assieme all’avviamento dell’impresa che dovrà essere iscritta nell’apposito registro dell’Ente camerale di riferimento, si dovrà garantire l’attività per almeno 5 anni e procedere con l’iscrizione all’anagrafe in uno dei comuni della regione entro tre mesi dall’inizio dell’impresa.
I soggetti richiedenti dovranno figurare quali titolari di almeno il 51% delle quote sociali nel caso di società di persone, mentre dovranno avere la titolarità della maggioranza delle azioni nel caso di imprese di capitali.
Esclusi dalla partecipazione al bando, coloro che non abbiano ridato o provveduto al deposito su un conto bloccato di eventuali contributi ricevuti dalla Commissione Europea.

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Di cosa si tratta?

I finanziamenti sono rivolti a coloro i quali volessero avviare un’attività d’impresa nella regione dopo aver passato un periodo di lavoro o studio all’estero al fine di fare applicare sul territorio tutto ciò che è stato imparato e incidere, in questo modo, positivamente sull’economia locale. L’ammontare di spesa massima prevista è di 25 mila euro, mentre la misura contributiva può arrivare fino all’80%, comunque entro i 20 mila euro.
Le spese ammesse sono ovviamente relative all’iniziativa per cui si presenta la domanda; nel dettaglio sono concesse le spese sostenute per:

  • attività di consulenza derivanti da contratti stipulati con Enti di ricerca e università;
  • consulenze esterne non inerenti alla gestione amministrativa ordinaria;
  • la presenza ad eventi fieristici;
  • acquisto o il trasferimento di brevetti;
  • acquisto di macchinari e attrezzature di carattere scientifico o da laboratorio;
  • oneri di avvio d’impresa.

Nel caso di beni il cui valore sia superiore ai 516 euro sarà obbligatorio ricorrere ad una procedura comparativa fra almeno cinque preventivi.
Non saranno invece ammesse le spese:

  • avute anteriormente alla registrazione dell’Impresa presso la CCIA;
  • il cui rimborso viene richiesto dal legale rappresentante, dai soci dell’impresa, da loro prossimi congiunti o da soggetti legati da parentela fino al terzo grado;
  • sostenute e richieste da persone giuridiche legate all’Impresa da comuni interessi;
  • relative a titoli di viaggio, vitto e pernottamenti;
  • inerenti ad obbligazioni di natura fiscale e bancaria;
  • corrisposte per servizi privi di valore specialistico;
  • sostenute per attività autoerogate;
  • concernenti beni usati;
  • per servizi manutentivi riferiti a quanto rientra nel contributo.

Sono inammissibili inoltre le spese di natura infrastrutturale, quelle relative ad immobili e all’acquisto di beni mobili registrati, nonché i costi per quegli allestimenti rientranti nell’ambito della normale gestione.

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Come fare?

Previa registrazione al sistema FED Umbria, le richieste di contributo andranno presentate fino alle ore 12:00 del 18 gennaio 2018.

Sarà importante conferire al proprio progetto coerenza rispetto agli obiettivi preposti e allo stesso tempo bisognerà assicurarne la sostenibilità sul piano economico e valorizzare la componente di innovazione. I soggetti richiedenti inoltre saranno chiamati a sostenere un incontro volto a saggiarne i presupposti motivazionali. Una volta ammessi al contributo, si avrà l’obbligo di realizzare l’iniziativa e convalidare quanto economicamente sostenuto entro un anno dalla registrazione dell’impresa.

Per coloro che amano la propria terra d’origine, che ritengono l’Umbria terra dove investire le proprie conoscenze, spendere il proprio impegno e costruire il proprio futuro, questo bando dà una possibilità concreta. In passato i nostri antenati hanno seguito la rotta inversa, costretti a lasciare le loro origini per garantirsi un futuro all’estero, oggi, grazie alle azioni del POR FESR Umbria, si salda idealmente un legame con quella storia, immaginando di dare avvio ad un’altra storia che guarda al futuro dando valore alle proprie origini.

Fonte: Bando azione 1.3.1

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