Prestiti eccessivi alle società: l’istituto di credito è responsabile

La Corte di Cassazione riconosce una responsabilità concorrente tra gli amministratori della società fallita e la banca che concede crediti pur sapendo che l’impresa affronta una notevole crisi economica

La Corte di Cassazione ha chiarito attraverso la sentenza numero 9983/2017, pubblicata lo scorso 20 aprile, la responsabilità della banca nel caso in cui conceda prestiti eccessivi alla società, pur sapendo che quest’ultima non potrà mai saldare il proprio debito. La sentenza dichiara che la banca erogatrice di finanziamenti è responsabile tanto quanto gli amministratori della società fallita per il danno subito alla stessa impresa.

Per la cattiva gestione di un’azienda, quindi, non è imputabile soltanto chi dirige la società, ma anche la banca che concede crediti. Gli amministratori, i liquidatori, i direttori generali e gli imprenditori che richiedono prestiti, allo scopo di velare la crisi dell’impresa, sono punibili penalmente. Secondo la legge fallimentare sancita dall’articolo 218, gli imprenditori e i gestori di un’azienda che ricorrono ai finanziamenti, senza che la società abbia le basi per saldare il debito, rischiano da 6 mesi a 3 anni di reclusione.

Ma non è tutto. Come abbiamo già detto, la banca è responsabile tanto quanto gli amministratori per la non corretta gestione della società. Dunque, se l’istituto bancario concede dei crediti richiesti dagli amministratori, nonostante la società stia attraversando una notevole crisi economica, la stessa banca può essere ritenuta solidamente responsabile per il danno arrecato all’impresa fallita.

Responsabilità solidale della banca

La responsabilità solidale (cioè quando ci sono più debitori nei confronti di una persona e questa può pretendere il risarcimento del debito indifferentemente da chi vuole, secondo la propria volontà), che si ha quando più soggetti sono chiamati a rispondere per una violazione oppure per un’obbligazione, è stabilita dall’art. 2055 del codice civile. La Corte di Cassazione, con la sentenza del 20 aprile, si muove su questa linea e sostiene che quanto evidenziato è bastevole per parlare di erogazione del credito abusivo. Secondo la Cassazione, infatti, il ricorso abusivo al credito non può tradursi soltanto con la cattiva gestione da parte degli amministratori di una società, ma deve rientrare anche tra le responsabilità dell’istituto bancario che concede prestiti, nonostante la società abbia perso il proprio capitale.

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In sostanza, quindi, la Corte di Cassazione ha stabilito che la temeraria richiesta di credito da parte degli amministratori di una società che ha perso il proprio capitale e l’altrettanta avventata concessione del finanziamento della banca si concretizza con un illecito concorrente tra istituto bancario e amministratori. La banca deve rispettare infatti, i principi dell’articolo 5 del Testo Unico bancario, cioè «seguire i principi di sana e prudente gestione valutando il merito di credito in base a informazioni adeguate».

L’istituto bancario prima di concedere prestiti alle società deve sincerarsi, dunque, che le aziende possano effettivamente sanare il debito, altrimenti diventa responsabile, assieme agli amministratori, del fallimento della società.

Approfondisci la sentenza della Cassazione sulla responsabilità della banca per la concessione di prestiti eccessivi.

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