Abolizione voucher: il lavoro intermittente sarà l’alternativa?

Aggionamento al 08/11/2017

Con il messaggio n. 4405, l’Inps comunica le modalità di rimborso dei voucher acquistati prima dell’entrata in vigore del Decreto legge n. 25 del 17 marzo 2017  che ha portato alla loro abrogazione.

 

Con l’abolizione dei voucher sorge il problema dell’alternativa per i lavori occasionali, accessori o intermittenti.

Sono state tante le polemiche sorte intorno ai voucher (anche detti buoni lavoro), tanto da spingere alcune sigle sindacali a proporre un referendum abrogativo. Effettivamente i voucher in diversi casi sono stati utilizzati in maniera inappropriata. Ma ora con l’abolizione cosa si fa nei casi di lavoro occasionale o discontinuo?

Innanzitutto possiamo rassicurare i datori di lavoro che hanno ancora dei voucher. Infatti, i buoni lavoro acquistati prima della loro abolizione potranno essere utilizzati fino al 31 dicembre 2017. Ma intanto si pone il problema dell’alternativa ai voucher, cioè di come bisogna procedere in caso di assunzioni per prestazioni occasionali o accessorie. I contratti di lavoro a tempo determinato o quelli a tempo parziale (part-time) sembrano inadeguati in molte circostanze.

Tra le varie soluzioni proposte, quella più adatta a raccogliere l’eredità dopo l’abolizione dei voucher è quella del lavoro intermittente (o a chiamata, dall’inglese “job on call”), già introdotto nel 2003. Ma questa soluzione comporta anche un incremento dei costi ed è sottoposto a dei limiti.

Infatti è possibile assumere con contratto di lavoro intermittente solo lavoratori di età non superiore ai 25 anni o maggiori di 55 anni. Inoltre c’è un tetto massimo di giornate lavorative, pari a 400 in tre anni a partire dal giorno in cui si chiede la prestazione. Queste limitazioni, tuttavia, non si applicano ai contratti di lavoro nei settori turismo, pubblici esercizi e spettacoli. Se si dovesse superare il limite delle 400 giornate lavorative il contratto a chiamata si trasforma in contratto a tempo pieno e determinato.

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Che cos’è il contratto di lavoro intermittente?

Vediamo un po’ più da vicino in cosa consiste il principale candidato a sostituire i voucher.

Con la stipula di un contratto di lavoro intermittente, il lavoratore si mette a disposizione di un datore di lavoro, il quale potrà chiamarlo a lavorare nei giorni o nei periodi in cui c’è bisogno della sua prestazione. Al lavoratore, nei periodi di inattività, spetta l’indennità di disponibilità.

La caratteristica principale di questo contratto sta nel fatto che l’attività lavorativa è discontinua e intermittente.

Il contratto di lavoro intermittente può essere sia a tempo determinato che indeterminato ed una delle condizioni richieste dalla legge è che ci siano delle interruzioni tra i vari periodi in cui il lavoratore verrà chiamato.

Quando può essere utilizzato?

Il lavoro intermittente può essere utilizzato nei seguenti casi:

  • prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, di attesa o di custodia, secondo i limiti e le condizioni della legge e dei contratti collettivi di lavoro;
  • assunzione di lavoratori con meno di 25 anni età;
  • assunzione di lavoratori maggiori di 55 anni di età, anche pensionati.

È vietato il ricorso al lavoro intermittente nei seguenti casi:

  • sostituzione di lavoratori in sciopero;
  • sostituzione di lavoratori in mobilità, cassa integrazione o con contratti di solidarietà;
  • nei casi in cui il datore abbia effettuato licenziamenti collettivi nei sei mesi precedenti all’assunzione;
  • quando il datore di lavoro non ha effettuato la valutazione dei rischi.

Come si richiede?

Il datore di lavoro che intende avvalersi del lavoro intermittente dovrà dare comunicazione al Centro per l’impiego tramite il sistema SARE, almeno un giorno prima dell’assunzione. Inoltre dovrà comunicare la durata delle prestazioni lavorative alla Direzione Territoriale del Lavoro competente, tramite modello “UNI Intermittente”, scaricabile dal sito web del Ministero del Lavoro, il quale dovrà essere compilato e inviato tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) all’indirizzo intermittenti@pec.lavoro.gov.it.

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È importante osservare gli obblighi di comunicazione, perché in caso di violazione sono previste sanzioni amministrative piuttosto salate, che nei casi più gravi possono arrivare alla sospensione dell’attività imprenditoriale. In caso di dubbi è buona norma rivolgersi ad un consulente, per evitare conseguenze spiacevoli.

Senza entrare nel merito sull’opportunità dell’abolizione dei voucher, si può dire che la questione fa sorgere molti dubbi su quello che accadrà. Ma è verosimile che ci sarà un ritorno alla situazione precedente alla loro introduzione, con un ricorso maggiore al cosiddetto lavoro intermittente.

Fonte: Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81

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