Animali in condominio, quali sono ammessi?

Cane, gatto o coniglio? Quali animali possono stare in casa senza suscitare il malcontento dei vicini? E soprattutto come si esprime la legge sulla questione? Ecco cosa c’è da sapere.

Sono sempre di più le persone che considerano cani e gatti veri e propri membri della famiglia. Piccoli amici a 4 zampe da accudire, amare e portare a spasso. Ma cosa fare in caso di trasloco? È davvero possibile che regole e direttive condominiali possano vietare di tenere degli animali in casa? Niente paura, l’articolo 1138 del Codice civile parla chiaro: sì agli animali domestici, Fido è libero di gironzolare per casa senza che la legge vieti la sua presenza in condominio.

«Le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici». Questo cita il comma 5 dell’articolo, creando però non poche diatribe proprio attorno al termine “domestico”. La prima versione della legge faceva riferimento, invece, agli animali da compagnia, espressione che però poteva certamente confondere le idee. Perché serpente, iguana non possono considerarsi animali da compagnia? Ecco dunque che il legislatore ha pensato bene di introdurre la parola domestico, legittimando l’ingresso agli animali più comuni per una famiglia, come cane e gatto. Insomma, tutte quelle categorie di animali che in qualche modo possono essere addomesticabili.

Ma anche in questo caso sono piovute tantissime polemiche. Prima fra tutte quella della Società Italiana Veterinari Animali Esotici (SIVAE), la quale sostiene che il legislatore ha utilizzato un termine scorretto scientificamente, delineando tra gli animali domestici il maiale e non il criceto, che di fatto non è addomesticabile.

Ma non solo, con questa espressione, il legislatore dice no ad animali, considerati non domestici, come pesci, tartarughe e coniglio, quest’ultimo presente nelle case di oltre 2 milioni di famiglie italiane. Il rischio? Non soltanto aumentano le liti condominiali, proprio perché non c’è un utilizzo corretto del lessico, ma dato ancora più allarmante: numerosi animali rischiano l’abbandono.

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Senza considerare inoltre che questa definizione entra in contrasto con quella riportata dalla Convezione Europea per la Protezione degli Animali, che al contrario dà l’ok agli animali da compagnia, cioè «ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto dall’uomo, in particolare presso il suo alloggio domestico, per suo diletto e come compagnia».

Insomma, sulla questione tante ancora le linee d’ombra e tutt’ora non esiste un elenco completo ufficiale di tutti gli animali definiti di fatto come domestici.

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