Matrimonio omosessuale: importante apertura dalla Corte UE

Al coniuge di un cittadino UE deve essere garantita la libertà di circolazione e soggiorno. Non importa se il rapporto di coniugio derivi da un matrimonio omosessuale contratto in altro Stato.

È uno degli argomenti più dibattuti di questi giorni, quello del matrimonio omosessuale, con punti di vista anche molto distanti tra di loro, ma lo scorso 4 giugno il movimento per i diritti del mondo gay ha ottenuto un’importante conquista.

Proprio mentre in Italia ancora si discute delle parole del neo Ministro Lorenzo Fontana, il quale ha affermato che “le famiglie gay non esistono”, la Corte di giustizia dell’Unione Europea, ha emesso una sentenza storica di tenore opposto.

La Corte di Giustizia è l’organo dell’Unione Europea che si occupa di garantire l’osservanza e la corretta applicazione delle norme comunitarie nei Paesi membri e i giudici nazionali sono obbligati ad adeguarsi alle sue decisioni.

Fatta questa permessa, vediamo perché è così importante questa sentenza e cosa stabilisce.

Matrimonio omosessuale: il caso

Due uomini, un cittadino rumeno e un cittadino statunitense, si erano regolarmente spostati negli Stati Uniti e la coppia aveva deciso di soggiornare per un lungo periodo in Romania, dove, però, i matrimoni tra persone dello stesso sesso non sono ammessi.

Le autorità romene non avevano riconosciuto al cittadino statunitense il diritto di soggiornare per più di tre mesi nel Paese balcanico e quindi era considerato come un qualsiasi cittadino extra-comunitario. Lo status di coniuge di un cittadino rumeno, infatti, gli avrebbe permesso di circolare e soggiornare nel territorio dell’Unione Europea come un qualsiasi cittadino comunitario.

Ma quel matrimonio per le autorità non aveva alcun valore giuridico in Romania e pertanto il suo soggiorno non poteva essere concesso per un periodo superiore a tre mesi.

Così i coniugi si sono rivolti ai giudici rumeni, lamentando un ostacolo alla libertà di circolazione nel territorio dell’Unione Europea fondato su una discriminazione sessuale.

Ricordiamo che la libertà di circolazione costituisce una delle libertà fondamentali dei cittadini comunitari.

I giudici hanno quindi sospeso il giudizio, mandando gli atti alla “Curtea Constituionala” (Corte costituzionale), che a sua volta ha chiesto l’intervento della Corte di Giustizia UE, trattandosi di una materia legata ai principi fondamentali dell’Unione Europa.

La Corte di Giustizia: i Paesi membri sono liberi di ammettere o meno il matrimonio omossessuale, ma non di limitare libertà di circolazione

Questo ha dato modo alla Corte di esprimersi su uno degli argomenti più discussi e controversi degli ultimi anni sul piano dei diritti civili, come quella del matrimonio omosessuale.

Con la sua sentenza ha riconosciuto la libertà per i Paesi membri dell’UE di decidere se consentire i matrimoni tra persone dello stesso sesso nel territorio nazionale, ma ha anche stabilito che non è possibile limitare la libertà di circolazione (e quindi anche quella di soggiornare) di cittadini extra-comunitari che si siano regolarmente sposati con un cittadino comunitario a seguito di matrimonio celebrato in un altro Paese, secondo le leggi vigenti in quel Paese (anche al di fuori dell’Unione Europea).

Quindi, in base a questa sentenza, le autorità rumene non potevano rifiutare la richiesta di soggiorno illimitato del cittadino statunitense.

In particolare, secondo i Giudici, la nozione di “coniuge”, contenuta nella direttiva che regola la libertà di circolazione, è “neutra”, non fa distinzioni in base al sesso. Ciò che conta è che ci sia un vincolo di matrimonio legalmente valido.

Ora le autorità degli altri Paesi membri, se non l’hanno già fatto, dovranno adeguarsi e prepararsi ad affrontare situazioni analoghe che potranno presentarsi in futuro.

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