Unioni civili e implicazioni fiscali: facciamo il punto

Aggiornamento al 18/10/2017

Si arricchiscono i diritti a favore delle unioni civili. Con la circolare n. 45 del 13 ottobre, l’Inail comunica le modalità operative con le quali verranno erogate le prestazioni economiche, alle persone dello stesso sesso, unite civilmente.

 

Tutele e diritti dopo l’approvazione della legge Cirinnà.

La lotta per l’approvazione dei diritti civili ha visto il raggiungimento di un importante traguardo con la regolarizzazione delle unioni civili; l’Italia era tra gli ultimi Paesi dell’Unione Europea ad avere un vuoto legislativo in questo campo e l’ha riempito grazie all’entrata in vigore della legge Cirinnà nel giugno 2016.
La legge sulle unioni civili riguarda anche persone di sesso diverso che scelgono di sancire la loro unione registrando la convivenza effettiva e accettando tutte le implicazioni che questa comporta. In realtà i diritti/doveri dei coniugi sono quasi del tutto equiparati al matrimonio civile, anche per quanto riguarda buona parte delle questioni fiscali più importanti.

Tra i diritti rivendicati proprio da chi chiedeva l’approvazione della loro unione, c’erano quelli riguardanti la situazione patrimoniale, il trattamento dei familiari a carico, la pensione di reversibilità in caso di scomparsa del coniuge, l’intestazione congiunta del mutuo, i diritti di successione fino agli alimenti in caso di separazione. Vediamo nel particolare quali sono le implicazioni fiscali e quali ambiti interessato.

Chi è interessato dalle implicazioni fiscali della legge Cirinnà

La legge Cirinnà riguarda quelle coppie dello stesso sesso, ma anche di sesso diverso, che hanno deciso di iscriversi nel registro delle coppie di fatto del Comune in cui sono residenti.
L’unione di fatto è valida quando i 2 contraenti esprimono il loro consenso apponendo una firma e divenendo a tutti gli effetti coniugi indicati con il numero “1” e “2”  con gli stessi diritti delle coppie che contraggono matrimonio civile.
Essere uniti con il rito civile dal sindaco o da un funzionario delegato è il requisito essenziale per godere anche dei diritti fiscali.

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Quali sono i diritti fiscali nelle unioni civili

I diritti fiscali nelle unioni civili sancite in Comune riguardano il matrimonio in senso largo, cioè tutte le disposizioni che valgono anche per coppie di sesso diverso e che, solo in questo caso, vengono definiti giuridicamente coniugi o partner.
Le persone di sesso diverso invece, sottoscrivono il cosiddetto contratto di convivenza e in entrambi i casi si può scegliere la comunione dei beni.
Le coppie dello stesso sesso possono anche presentare insieme il 730, ma solo nel caso in cui i redditi che percepiscono i coniugi si possono includere nella dichiarazione; dal punto di vista fiscale questo consente alla coppia di poter richiedere il rimborso di alcune voci oppure scegliere di pagare le tasse direttamente con la sottrazione dal reddito stesso o dalla pensione.
Allo stesso modo delle coppie sposate civilmente, possono eleggere e fissare la loro residenza comune, in quanto abitazione principale.

Per quel che riguarda i diritti di successione, il partner ha diritto al 50% dei beni in caso di morte del coniuge, e il restante 50% andrebbe ad eventuali figli della coppia o di uno dei 2, anche avuti da precedenti unioni; una volta deceduto uno dei coniugi e in caso questo abbia dei figli, il partner rimasto vedovo/a può ancora abitare nella casa eletta a residenza per ulteriori 2 anni. In alternativa la durata della permanenza nella casa può essere calcolata in base a quella della convivenza, se questa ha superato i 2 anni; in ogni caso non potrà rimanere più di 5 anni.

Nei casi in cui uno dei coniugi non abbia un reddito o questo è inferiore a 2.840,51 euro all’anno, questo si configura come coniuge a carico, per il quale si possono anche chiedere delle detrazioni fiscali.
A proposito di detrazioni fiscali, queste non si possono far valere, invece, per i figli del coniuge i quali non possono comunque essere adottati dalla controparte, neppure dopo l’unione civile.
L’unica detrazione fiscale possibile è quella che riguarda il coniuge genitore biologico o adottivo del bambino.

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Ci sono ulteriori detrazioni che possono essere fatte a seguito dell’unione civile per il partner a carico; queste riguardano, per esempio, le spese sanitarie, l’assicurazione auto o di altro tipo, i contributi previdenziali o per l’assistenza, ma anche le tasse relative alla frequenta universitaria.
Altre detrazioni riguardano l’acquisto della casa, eletta come abitazione principale e nel caso il mutuo sia cointestato, per gli interessi passivi pagati. La detrazione si riferisce alle singole quote, ciascuno per la propria parte.

In quei casi dove uno dei partner sia a carico dell’altro, la stessa detrazione si riferisce solo al coniuge che è titolare di reddito.
La coppia potrà richiedere ulteriori detrazioni fiscali anche in caso di lavori dell’abitazione che riguardano la riqualificazione energetica o per ristrutturazione e recupero di quello che per loro rappresenta il patrimonio edilizio.
I partner possono siglare la creazione di un’azienda coniugale o un’impresa familiare, dove il ricavato viene diviso equamente tra i partecipanti alle stesse. Nell’impresa familiare, però, il reddito maggioritario (almeno del 51%) deve essere percepito da chi rappresenta il titolare.
L’unione civile prevede che i partner si separino e questo comporta l’obbligo di uno dei 2 coniugi di destinare un assegno di mantenimento verso l’altro.

La legge Cirinnà ha regolarizzato a livello legale le coppie di fatto anche di sesso diverso e ha permesso a queste di far valere diritti importanti connessi alla convivenza stabile e duratura negli anni, in futuro non si escludono ulteriori aggiornamenti e ampliamenti dei diritti connessi a questa legge di valore storico.

Fonte: Legge Cirinnà

unioni civili
differenze tra matrimonio, unioni civili e convivenze di fatto

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