Pacco non consegnato: come può tutelarsi il consumatore?

L’inarrestabile crescita degli acquisti online rende sempre più frequente il problema della mancata consegna della merce ordinata via internet. In questi casi, è possibile recuperare il prezzo pagato al venditore in via stragiudiziale, cioè senza finire in causa?

Alzi la mano chi non ha mai effettuato acquisti online. Siete un gruppo in via di estinzione, fidatevi. Il fenomeno dell’e-commerce sta letteralmente spopolando, e non solo tra le nuove generazioni. Ma se lo shopping online, comodamente seduti sul divano di casa, presenta indubbi vantaggi anche in relazione ai costi di acquisto dei beni, quando c’è di mezzo il web non bisogna mai abbassare il livello di guardia.

L’attesa di un pacco che tarda ad arrivare è senza dubbio un’esperienza che mette a dura prova anche i nervi più saldi. Ma rendersi conto che la merce che avevamo ordinato e stavamo aspettando con trepidazione non arriverà mai perché siamo rimasti vittime di un raggiro, è ancora peggio. Soprattutto se avevamo pagato in anticipo. Per le cosiddette vendite a distanza, la legge italiana prevede una tutela giudiziale in favore del consumatore che abbia acquistato online della merce mai pervenutagli. Ma, come si sa, non sempre mettere in moto la macchina giudiziaria, con tutti i suoi costi e i suoi tempi, è la soluzione migliore. Non tutti sanno infatti che esiste anche una difesa stragiudiziale che il consumatore può invocare, prima di ricorrere eventualmente all’aiuto di un legale.

Verificare il termine di consegna della merce

Il pacco non è arrivato. La prima cosa da fare è sincerarsi se le condizioni del contratto prevedevano un termine entro il quale la merce sarebbe dovuta arrivare. Se nessun termine è stato specificato, si applica la legge e, in particolare, il Codice del Consumo, il quale prevede che in assenza di una diversa volontà delle parti il venditore è obbligato a consegnare la merce senza giustificato ritardo e, comunque, non oltre 30 giorni dalla data in cui l’acquirente ha fatto l’acquisto. Trascorso tale termine, il compratore potrà ritenersi sciolto dal contratto ed inviare via mail al venditore una comunicazione di recesso chiedendo la restituzione dei soldi corrisposti.

Disservizi postali: il venditore può scaricare la colpa sul corriere?

Assolutamente no. Il corriere, infatti, viene scelto dal venditore e su di lui grava la responsabilità per il suo operato. Per cui se il postino omette la consegna, l’acquirente ha diritto alla sostituzione del prodotto o a farsi restituire i soldi.

Il pacco non è arrivato e il venditore è sparito: si può ottenere tutela senza andare in causa?

La situazione è da manuale. Del pacco si è persa ogni traccia…ed anche del venditore. Quest’ultimo non risponde ai messaggi e sembra evaporato nel nulla. In questo caso, anche se può apparire una magra consolazione, si può intanto scrivere una recensione negativa sul sito in cui è avvenuto l’acquisto. Certamente, sarete d’aiuto ad altri navigatori della rete, evitando loro di finire nella vostra stessa trappola. Attenzione, però, al linguaggio. La regola è sempre quella di non trascendere con giudizi sulla personalità e sulla moralità del venditore. Limitarsi ad un racconto oggettivo della vicenda, senza scrivere frasi offensive e insultanti, vi porrà al riparo da denunce per diffamazione.

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Venendo al nocciolo della questione, se i tentativi bonari di risolvere la situazione non hanno portato ad alcun risultato, è ora di inviare una formale comunicazione di diffida alla restituzione dei soldi pagati, a mezzo PEC o raccomandata. Trovare l’indirizzo PEC del venditore è molto semplice, basta andare al registro Ini-Pec.

Se anche questo tentativo dovesse fallire, è possibile provare la carta della mediazione. Si tratta di un procedimento a basso costo, non più di 40 euro, da promuovere presso l’organismo di mediazione della propria città. Al mediatore bisognerà consegnare una descrizione scritta della vicenda e gli estremi del contratto. Dopodiché, il mediatore organizzerà un incontro con la parte venditrice per tentare di risolvere la questione. La società venditrice è obbligata a presentarsi all’incontro perché se non dovesse farlo, in un eventuale giudizio sarebbe condannata a pagare le spese processuali e ad un ulteriore risarcimento. Ciò potrebbe costituire un deterrente per il venditore, perché realizzerà che il compratore è deciso a non demordere, per cui tanto vale chiudere la vicenda senza farsi troppo male.

Quando si fanno acquisti online, le insidie sono dietro l’angolo. Cadere nel tranello di persone poco raccomandabili è più frequente di quanto si immagini. Proprio per questo, è utile sapere che prima di arrivare ad un temutissimo e costoso processo possono essere invocate alcune soluzioni più rapide ed economiche.

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