Quando non fare la dichiarazione dei redditi?

La dichiarazione dei redditi in diversi casi non è obbligatoria. Ma in diverse ipotesi è consigliabile presentarla, in quanto permette di ottenere il rimborso IRPEF.

La dichiarazione dei redditi è un atto con cui il cittadino comunica al Fisco i redditi che ha percepito nell’anno precedente. In molti casi è obbligatoria, ma in tanti altri casi, anche se sono stati percepiti dei redditi, è facoltativa sebbene spesso sia consigliabile.

Va precisato che nel calcolo del reddito utili ai fini della dichiarazione occorre tener conto di tutte le deduzioni e le detrazioni, dei contributi, ecc.. Inoltre ci sono redditi che non vanno considerati, o perché esentasse o perché già tassati in altro modo.

Modello 730 o modello Redditi (ex Unico)?

Sono due i modelli utilizzabili per prestare la dichiarazione. Quello più comune è il 730, pensato per i lavoratori dipendenti e i pensionati, utilizzabile anche per dichiarare eventuali redditi derivanti da attività di prestazione occasionale o di natura diversa (ad esempio i canoni di affitto di immobili, di bed & breakfast, ecc…).

Il modello Redditi, che ha sostituito l’Unico, è quello previsto per chi svolge attività di lavoro autonomo, anche occasionale, anche per chi non ha l’obbligo di avere la partita IVA. Tuttavia, il nuovo modello Redditi, a differenza nel suo predecessore (il modello Unico) non comprende la dichiarazione IVA.

Sia per il modello 730 che per il modello Redditi è possibile utilizzare la dichiarazione precompilata, disponibile nella propria area riservata nel portale web dell’Agenzia delle Entrate.

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Per quest’anno il termine per la presentazione del 730 è fissato al 23 luglio, mentre per il modello Redditi c’è tempo fino al 2 dicembre 2019.

Qualunque sia il modello utilizzato, la dichiarazione deve essere precisa, corretta e veritiera, perché è anche dal contenuto della dichiarazione che dipende l’importo IRPEF che bisognerà pagare ed anche perché il Fisco effettuerà delle verifiche con il rischio di subire accertamenti e sanzioni in caso di dichiarazioni non rispondenti al vero.

La dichiarazione precompilata aiuta molto in questo compito ed il più delle volte il contribuente dovrà limitarsi solo a verificare che sia tutto a posto, ma occorre stare attenti e, se è il caso, modificare il modello apportando tutte le correzioni necessarie, magari avvalendosi dell’aiuto di un consulente.

Quando non fare la dichiarazione dei redditi?

Non sempre è obbligatorio presentare la dichiarazione dei redditi e sono diverse le ipotesi in cui può considerarsi facoltativa, tenendo però presente che spesso grazie ad essa possiamo recuperare in tutto o in parte le somme che il nostro sostituto d’imposta (il datore di lavoro o l’azienda o libero professionista con cui abbiamo avuto un rapporto di collaborazione) ha trattenuto per versarle al Fisco, nei casi in cui il nostro reddito non è tassabile o andava tassato in misura inferiore. In tali ipotesi la dichiarazione servirà a comunicare al Fisco il nostro reddito effettivo e chiedere il rimborso totale o parziale di quanto versato dal sostituto d’imposta.

In generale, se si percepisce un reddito annuo fino ad 8 mila euro, non si è tenuti al pagamento dell’IRPEF e non è obbligatoria la dichiarazione. Tuttavia se il reddito è inferiore si potrebbe avere un’imposta a credito e la dichiarazione dei redditi sarebbe consigliabile per non perdere il diritto al rimborso.

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Per i lavoratori autonomi la soglia di esenzione dall’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi è 4.800 euro, ma pure essendo facoltativa si rivela necessaria per ottenere eventuali rimborsi.

Ad ogni modo bisogna valutare ogni singolo caso concreto, con tutte le sue variabili. Intanto vediamo una serie di situazioni tipo.

Quando non fare la dichiarazione dei redditi? Lavoratori dipendenti e pensionati.

Una prima ipotesi di facoltatività della dichiarazione dei redditi è quella del lavoratore subordinato (o dipendente) con un solo datore di lavoro e quindi con una sola Certificazione Unica, che non abbia percepito altri redditi o rendite al di fuori del suo stipendio.

Il lavoratore, in questo caso, non è obbligato alla dichiarazione solo se il datore di lavoro ha calcolato correttamente le imposte, le detrazioni e le addizionali.

Se dopo aver ricontrollato il tutto dovesse venire fuori un’imposta a debito superiore 10,33 euro (se cioè il lavoratore deve dare al Fisco almeno 10,33 euro in più rispetto a quanto già trattenuto dal datore), o se dovesse risultare che il bonus IRPEF (i famosi 80 euro al mese) è stato erogato in misura superiore rispetto a quanto spettante (a debito) o non doveva essere erogato affatto, la dichiarazione non è più facoltativa.

Se invece risulta che le somme trattenute dal datore a titolo di IRPEF siano uguali o superiori (imposta a credito) rispetto all’imposta che avrebbe dovuto effettivamente essere versata, allora la dichiarazione rimane facoltativa, ma in caso di imposta a credito è consigliabile presentarla per poter ottenere il rimborso di quanto versato in eccesso.

Se un lavoratore dipendente ha ricevuto più di una Certificazione Unica, magari perché nell’anno precedente ha lavorato presso due datori di lavoro oppure ha percepito l’indennità di disoccupazione per un periodo, il sostituto d’imposta (datore di lavoro o INPS) che effettua il conguaglio di fine anno dovrebbe tenere conto anche degli altri redditi percepiti dal lavoratore. Normalmente è lo stesso lavoratore a richiederlo al suo datore presentando apposita domanda, ma se ciò non accade o se il datore non provvede, allora occorre sistemare le cose con la dichiarazione dei redditi.

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In ogni caso la dichiarazione è obbligatoria se risulta un’imposta a debito superiore a 10,33 euro o se il bonus Renzi è stato versato in importo superiore rispetto a quanto spettante o se non spettava affatto.

Se una persona percepisce una o più pensioni oppure un reddito e una pensione, non ha l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi se il reddito complessivo non supera 8.000 euro all’anno per un periodo di riferimento dell’intero anno.

Per i lavoratori separati o divorziati che percepiscono anche l’assegno dall’ex coniuge, l’obbligo della dichiarazione scatta al superamento di 7.500 euro di reddito complessivo.

Quando non fare la dichiarazione dei redditi: lavoratori autonomi

I lavoratori autonomi con partita IVA hanno comunque l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi, qualunque sia l’ammontare dei redditi percepiti, anche se questo è pari a zero.

Coloro che invece svolgono attività di lavoro autonomo occasionale, senza essere titolari di partita IVA, sono esentati dall’obbligo se i redditi da lavoro autonomo nell’anno precedente sono complessivamente inferiori ai 4.800 euro, fermo restando che in caso di imposta a credito la dichiarazione servirà per richiedere il rimborso IRPEF.

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