Lavoro part-time: come si fa il calcolo della pensione

Nel part-time, rispetto al full-time, il calcolo dei contributi mancanti per un’eventuale prosecuzione volontaria della contribuzione è diverso. Ecco come si fa.

Con il lavoro part-time, oltre a lavorare e quindi essere retribuiti in misura inferiore rispetto ad un contratto a tempo pieno (full-time), si versa un numero minore di contributi previdenziali, per cui può essere necessario, una volta concluso il rapporto di lavoro, dover versare ulteriori contributi “volontari” per poter maturare il diritto alla pensione.

Infatti molte persone si avvicinano alla fine dell’età lavorativa, ma per mancanza di contributi non possono ancora andare a riposo.

È in questi casi che può essere utile, se non si riesce a trovare una nuova occupazione, la prosecuzione volontaria dell’assicurazione IVS, Invalidità, Vecchiaia e Superstiti, in modo da raggiungere i requisiti contributivi previsti per maturare il diritto alla pensione anticipata o anche semplicemente per ottenere la ricongiunzione o il riscatto di determinati periodi.

La prima cosa da fare è il calcolo della pensione, in modo da capire quanti contributi mancano all’agognato traguardo.

Come si effettua il calcolo della pensione?

Esistono diversi programmi su Internet che permettono di fare un calcolo approssimativo e una stima sul periodo in cui si riuscirà andare in pensione, come il servizio offerto dall’INPS “La mia pensione futura” (guarda il nostro video tutorial), ma offrono dei risultati piuttosto approssimativi, con un certo margine di errore.

Il modo migliore di procedere è quello di rivolgersi ad un consulente del lavoro o ad un commercialista, con tutta la documentazione, chiedendogli di analizzare la propria situazione contributiva in modo da avere una risposta precisa.

Leggi anche:  Pensione ai superstiti: regole e requisiti

I criteri di calcolo, tra l’altro, dipendono da molti fattori, tra cui anche la natura delle attività lavorative svolte.

Va detto, poi, che ci sono contributi utili ai fini della maturazione del diritto alla pensione e altri che valgono ai fini dell’ammontare della pensione che si andrà a percepire, e non sempre coincidono.

Una volta determinato il numero di mesi e settimane mancati per arrivare al diritto alla pensione, occorre calcolare l’ammontare dei contributi volontari da versare.

In base alla regola generale sulla contribuzione volontaria, l’ammontare dei contributi da versare dipende dalla retribuzione “pensionabile” percepita nelle ultime 52 settimane lavorate (che equivalgono a 12 mesi) e dall’aliquota contributiva, che varia a seconda della gestione previdenziale a cui il lavoratore è iscritto e che normalmente ammonta al 33%.

Ad esempio, se la retribuzione pensionabile totale percepita nelle ultime 52 settimane ammonta a 30 mila euro, applicando l’aliquota del 33%, otteniamo il valore di 9,900 euro.

Questo vuol dire che per ogni anno che manca alla pensione dobbiamo versare 9,900 euro, che diviso per 52 settimane, fa circa 190 euro a settimana. Quindi se mancano 20 settimane di contributi alla pensione, dovremo versare all’INPS circa 3,800 euro.

Lavoro part-time e calcolo pensione

Nel lavoro part-time, ai fini del calcolo, bisogna prendere in considerazione quanto percepito non nelle ultime 52 settimane, ma nelle ultime 104 settimane (ossia negli ultimi 2 anni).

In ogni caso la retribuzione settimanale minima per il 2018 non può essere inferiore ad euro 202,97, cosicché i contributi minimi da versare per una settimana (ipotizzando un’aliquota del 33%) sono pari a 66,98 euro.

Si tratta in ogni caso di esempi, ma la situazione contributiva e previdenziale è unica per ogni lavoratore.

Vuoi approfittare delle opportunità contenute nell'articolo?

Contattaci e un membro del nostro team ti spiegherà come fare




Accetto esplicitamente che i miei dati vengano trattati secondo le indicazioni espresse dal GDPR ed indicate nell'informativaPolicy e privacy