Bonus ricerca e sviluppo: novità 2017 sull’uso del credito di imposta

L’Agenzia delle Entrate con una circolare illustra tutte le variazioni al decreto sul bonus ricerca e sviluppo.

Moltissime volte alcune misure volte a favorire le imprese dal punto di vista finanziario, necessitano di alcuni aggiustamenti per meglio aderire a quelli che sono i cambiamenti dei mercati e dell’economia. Un esempio di cui ci preme scrivere riguarda il bonus Ricerca e Sviluppo indicato nel decreto 27 maggio 2015 dove si forniscono le indicazioni necessarie per ottenere il credito d’imposta proprio per investimenti in attività di Ricerca e Sviluppo.

Abbiamo già parlato ampiamente del decreto emanato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero delle Finanze in un nostro articolo. Con la circolare n.13/E del 27 aprile 2017, l’Agenzia delle Entrate illustra le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2017 relativamente al bonus R&S.

Vediamo in sintesi quali sono le novità:

  • tempistica per gli investimenti: si allunga di un anno il periodo di tempo entro il quale i soggetti possono effettuare gli investimenti previsti dall’agevolazione. Quindi i soggetti con un periodo di imposta coincidente con l’anno solare possono avvalersi dell’agevolazione anche per gli investimenti effettuati nel 2020 e non solo per quelli effettuai negli anni dal 2015 al 2019; i soggetti con periodo di imposta non coincidenti con l’anno solare possono beneficiarne dal 2015/2016 e fino al 2020/2021;
  • tetto massimo annuale del credito d’imposta: sale da 5 a 20 milioni l’importo massimo annuale del credito di imposta per ciascun beneficiario. Le spese sostenute per attività di ricerca e sviluppo nel periodo per il quale si intende beneficiare dell’agevolazione devono essere almeno di 30 mila euro. Per i primi due periodi agevolati il credito di imposta è di 5 milioni di euro, mentre per i restanti quattro periodi agevolati il beneficio spetta nei limiti del nuovo tetto massimo, cioè di 20 milioni di euro.
  • aliquota: l’aliquota del credito di imposta non è più differenziata in funzione della tipologia di spese ammissibili, ma è fissata al 50% per tutti i costi ammissibili. Prima era fissata al 25% e saliva al 50% in relazione alla quota dell’eccedenza agevolabile riferibile alle spese per il “personale altamente qualificato” impiegato nell’attività di ricerca e a quelle per i contratti di ricerca extra muros (contratti con Università, Enti di ricerca e altre imprese, comprese le start-up innovative).
  • commesse estere: il soggetto commissionario residente che “esegue attività di ricerca e sviluppo” per conto di committenti non residenti viene equiparato, ai fini dell’agevolazione, al soggetto residente che “effettua investimenti” in attività di ricerca e sviluppo. Quindi sono ammesse al credito le attività di ricerca e sviluppo svolte per committenti esteri.
  • spese per il personale impiegato in R&S: viene omessa la distinzione tra “personale altamente qualificato” e “personale non altamente qualificato” e quindi non occorre neanche suddividere i costi alle due voci. Le spese sostenute per quest’ultima categoria di lavoratori erano già state ammesse al beneficio in via interpretativa.
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Alla luce delle variazioni appena viste, possiamo dire che sicuramente sono delle novità positive che spingeranno ancor di più verso l’innovazione.

Approfondisci la Circolare 13/E del 27 aprile 2017

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