Terzo Settore, via libera alla legge che segna la svolta

La burocrazia italiana è rinomata nel mondo per lentezza ed atavica “robustezza”, così il trend politico degli ultimi vent’anni è quello di riformare quanto più possibile il sistema per dare forti segnali di svecchiamento agli italiani ormai stufi. Tra questi tentativi, possiamo di certo annoverare la cosiddetta riforma del Terzo Settore, a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 6 giugno 2016 del testo legislativo studiato per regolare una volta per tutte le organizzazioni non profit del Belpaese.

Riforma Terzo Settore: una nuova definizione

Tra le novità di spicco apportate dalla revisione c’è sicuramente la nuova definizione di Terzo Settore, che viene testualmente inteso come “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento (senza scopo di lucro) di finalità civiche e di utilità sociale e che promuovono e realizzano attività di interesse generale attraverso forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi”.

In quest’ottica, non rientrano nell’ambito del Terzo Settore:

  • associazioni politiche;
  • associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche;
  • formazioni politiche;
  • sindacati.

Riforma Terzo Settore: servizio civile universale

All’interno della riforma del Terzo Settore, un decreto legislativo verrà dedicato all’istituzione di un servizio civile universale finalizzato alla:

  • difesa non armata della patria;
  • promozione dei valori fondamentali della Repubblica.

Il tutto, prevedendo la nascita di un meccanismo di programmazione capace di coinvolgere giovani italiani e stranieri soggiornanti in Italia di età compresa tra i 18 e i 28 anni (ammessi tramite bandi pubblici).

Riforma Terzo Settore: agevolazioni e contributi

Tra i punti chiave della riforma del Terzo Settore ci sono sicuramente i decreti legislativi che riguarderanno l’ottimizzazione dei regimi fiscali e contabili in favore degli enti del settore non profit e le agevolazioni per le cosiddette imprese sociali, come ad esempio:

  • l’accesso a facilità economiche studiate per favorire gli investimenti di capitale;
  • l’istituzione (presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali) di un Fondo a sostegno delle attività di interesse generale promosse da associazioni di promozione sociale, fondazioni e organizzazioni di volontariato del Terzo Settore;
  • la possibilità di accedere a forme di raccolta di capitali di rischio attraverso portali telematici dedicati;
  • la promozione dell’assegnazione degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni immobili e mobili confiscati alla criminalità organizzata, in favore degli enti non profit.

Riforma Terzo Settore: le risorse

Le risorse destinate al Terzo Settore saranno pari a circa 900 milioni di euro, di cui:

  • oltre 17,3 milioni di finanziamento del nuovo Fondo per il 2016;
  • oltre 20 milioni di euro di stanziamenti del Fondo per l’anno 2017;
  • 500 milioni di euro previsti dalla Legge Finanziaria per la stabilizzazione del 5×1000;
  • 200 milioni di euro del Fondo rotativo di garanzia per gli investimenti delle cooperative e delle imprese sociali;
  • 20 milioni di euro destinati ai progetti proposti da associazioni non profit di volontariato e promozione sociale.

Fonte: G. U. n. 106, 6 giugno 2016

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