Prestazione professionale gratuita a favore di parenti e amici: è legittima?

Torna nel vivo il dibattito sulla prestazione professionale gratuita a favore di parenti, familiari e amici, ma come la pensa il Fisco? E cosa dicono le sentenze?

Multare una parrucchiera perché fa il taglio gratis a sua madre, o il padre meccanico che ripara la macchina al figlio, senza emettere fattura: per quanto possa sembrare assurdo, il Fisco sembra non voler ammettere la prestazione professionale gratuita, nemmeno se il destinatario della prestazione è un familiare o un amico.

Il nostro Paese è noto anche per avere un’evasione fiscale molto diffusa e dai numeri impressionanti. Nel 2016 il Ministero dell’Economia stimava che annualmente le tasse e le imposte non pagate ammontassero ad una cifra compresa tra 250 e 270 miliardi. È chiaro quindi che il Fisco vorrà trovare nuovi modi per contrastare questa tendenza.

Prestazione professionale gratuita fornita dai professionisti

In queste misure di lotta all’evasione fiscale trovano spazio anche i controlli sulla prestazione professionale gratuita fornita dai professionisti (avvocati, medici, commercialisti, parrucchieri, geometri, ecc.) ai propri familiari o agli amici più stretti. Nel mirino del fisco va a finirci, quindi, un comportamento che secondo il sentire sociale è più che naturale, ma che per il Fisco rappresenta un comportamento evasivo.

Certamente non sono le prestazioni gratuite per familiari e amici a rappresentare il grosso dell’evasione fiscale italiana. Rappresentano una parte minima, ma è anche vero che il Fisco non può fare questo tipo di considerazioni e quando scatta l’obbligo tributario, il tributo va pagato, qualunque sia la sua entità, anche se modesta.

Il punto quindi è quello di stabilire se e quando è possibile fornire una prestazione professionale gratuita. Infatti la questione è un po’ controversa.

Leggi anche:  Testamento e notaio: binomio scindibile

Secondo una sentenza della Commissione Tributaria di Ancona (n. 1279/3/2016) non è possibile fornire servizi gratuiti per “rapporti di consuetudine e amicizia o per ragioni di cortesia, di convenienza sociale, di buona creanza”, o quantomeno il professionista potrebbe decidere di rinunciare ad essere pagato, ma dovrebbe comunque “fatturare i compensi, declinandone il pagamento e accollandosi l’onere fiscale che, invece, ha accollato allo Stato e quindi a tutti i cittadini contribuenti”. Insomma la posizione è alquanto tassativa e rappresenta l’indirizzo generalmente seguito dalle commissioni tributarie di tutta Italia.

Cosa dice la Corte di Cassazione?

È sicuramente più morbido l’orientamento della Corte di Cassazione (sentenza 21972/2015), che ha definito illegittimo l’accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate, nei confronti di chi ha svolto una prestazione professionale gratuita a favore di parenti, amici, soci di società già clienti o di persone in grado di incrementare la clientela. La Cassazione, quindi, la pensa in maniera diametralmente opposta rispetto all’orientamento seguito dalla maggior parte delle commissioni tributarie.

L’Agenzia delle Entrate, dal canto suo, teme che dietro alle prestazioni gratuite rese agli amici possa nascondersi un tentativo di evasione fiscale, mentre rispetto ai familiari più stretti del professionista tende ad essere meno rigorosa.

Come si può notare, per quanto riguarda la prestazione professionale gratuita, regna una grande confusione, con orientamenti giurisprudenziali discordanti e un po’ di chiarezza gioverebbe un po’ a tutti.

Se sei un professionista e hai subito un avviso di accertamento o un controllo da parte della Guardia di Finanza, sarebbe consigliabile consultare un avvocato tributarista o altro consulente esperto in materia, per valutare il modo migliore di agire.

Ci sono strumenti, come l’accertamento con adesione, che permetterebbero di evitare grossi esborsi di denaro, oppure si potrebbe tentare la via del ricorso giurisdizionale. Ovviamente, solo carte alla mano, con l’aiuto di un consulente, è possibile valutare il da farsi.

Leggi anche:  Arriva il Registro unico dei controlli a carico delle aziende agricole

Approfondisci la Sentenza della Cassazione 21972/2015

Hai dei dubbi sull'argomento appena letto?
Chiedi ad un esperto.

Hai ancora domande? compila i campi sottostanti e i migliori professionisti del settore ti risponderanno.
Registrati o accedi per visualizzare il contenuto.

Per visualizzare il contenuto o Registrati.


Vuoi rimanere sempre aggiornato?
Clicca "mi piace" sulla nostra pagina Facebook