Jobs Act lavoro autonomo e lavoro agile: nuove tutele e regolamentazioni

Pubblicato in Gazzetta ufficiale la Legge 22 maggio 2017 n. 81 “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”.

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”: così recita il primo articolo della Costituzione italiana. Ma, nonostante il lavoro sia uno dei principi fondamentali su cui si basa il nostro Paese, non sempre i lavoratori sono tutelati a dovere. Eppure possiamo dire che dei passi avanti vengono fatti, anche se non sono mai abbastanza ed arrivano sempre in ritardo rispetto alle urgenze del mondo del lavoro.

È stato infatti pubblicata qualche giorno fa sulla Gazzetta Ufficiale la legge sul lavoro autonomo ed agile, il cosiddetto Job Act Autonomi, “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”.

La legge tratta pertanto di due argomenti che vengono disciplinati in due sezioni differenti, e cioè la Tutela del lavoro autonomo, e il Lavoro agile (o smart working).

Per quanto riguarda la Tutela del lavoro autonomo innanzitutto è necessario sottolineare che il provvedimento si applica a tutte le categorie di lavoro autonomo, ma sono esclusi i piccoli imprenditori artigiani e commercianti iscritti alla Camera di Commercio.

Attraverso questo provvedimento si intendono incrementare e regolamentare le tutele del lavoratore autonomo. Infatti vengono disciplinate le clausole relative a modifiche unilaterali, recesso e termini di pagamento considerando nulle e prive di effetto le clausole che prevedono una modifica unilaterale delle condizioni contrattuali o, nel caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, di recedere da esso senza congruo preavviso.

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Allo stesso modo si intendono nulle le clausole mediante le quali le parti concordano termini di pagamento superiori ai 60 giorni, così come il rifiuto del committente di stipulare il contratto in forma scritta. Viene tutelata anche la proprietà intellettuale del lavoratore autonomo, poiché nel caso in cui il contratto tra committente e lavoratore autonomo abbia come oggetto un’attività inventiva, i diritti di utilizzo economico della stessa spettano al lavoratore autonomo.

È stata apportata una modifica per quanto riguarda la deducibilità delle spese di formazione e accesso alla formazione permanente: entro il limite annuo di 10 mila euro, le spese per l’iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale nonché le spese di iscrizione a convegni, congressi e simili sono integralmente deducibili, mentre precedentemente erano deducibili per il 50% dell’ammontare della spesa sostenuta.

Tra le innovazioni importanti della legge, si deve evidenziare l’apertura di uno sportello dedicato al lavoro autonomo presso i centri per l’impiego e gli organismi accreditati che raccoglie le domande e le offerte di lavoro autonomo, fornisce le relative informazioni ai professionisti ed alle imprese che ne facciano richiesta, fornisce le informazioni relative alle procedure per l’avvio di attività autonome e per le eventuali trasformazioni, per l’accesso a commesse ed appalti pubblici, nonché relative alle opportunità di credito e alle agevolazioni pubbliche nazionali e locali.

Importanti modifiche riguardano il congedo parentale poiché alle lavoratrici o ai lavoratori autonomi, genitori di bambini nati a decorrere dal 1° gennaio 2016, è esteso il diritto al congedo parentale ad un periodo di 6 mesi (prima erano 3) entro i primi tre anni di vita del bambino e la tutela della gravidanza, malattia e infortunio in quanto non comporteranno automaticamente l’estinzione del rapporto; in questo caso infatti, se richiesto, l’attività lavorativa viene congelata (senza che venga riconosciuto lo stipendio) per un periodo non superiore a 150 giorni, fatto salvo, però, “il venir meno dell’interesse” del cliente.

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Per quanto riguarda il capo 2, viene disciplinato il lavoro agile o “Smart working” inteso non come nuova tipologia contrattuale, ma come particolare modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, basata sulla flessibilità di orari e di sede e caratterizzata, principalmente, da una maggiore utilizzazione degli strumenti informatici e telematici, nonché dall’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti anche al di fuori dei locali aziendali.

Il lavoro agile viene definito in base ad un accordo scritto tra le parti ai fini della regolarità amministrativa e della prova, e disciplina l’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali, Vengono inoltre definiti i tempi di riposo del lavoratore (cd. diritto alla disconnessione) nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro.

Sia il lavoro autonomo che il lavoro flessibile esistevano già prima dell’entrata in vigore della legge, ma evidentemente si è ritenuto opportuno rafforzare le tutele del primo e disciplinare ex novo il secondo. Si cerca quindi di dare una spinta sia all’incremento del lavoro autonomo che al lavoro flessibile allo scopo di promuovere la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Leggi il testo completo della Legge 22 maggio 2017, n. 81

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