Mobbing: ecco cos’è secondo la Cassazione

Da qualche anno a questa parte l’espressione mobbing viene più frequentemente utilizzata, non solo in ambito giuridico, ma anche in ambienti più informali, come tra amici o conoscenti e spesso, in questi casi, ci accorgiamo di non avere le idee molto chiare. Dunque, prima di inoltrarci su quanto ha chiarito la Cassazione circa gli elementi necessari per poter parlare di mobbing, è importante darne una definizione.

Il Mobbing scatta nel momento in cui, il datore di lavoro o superiore gerarchico – il vostro capo per intenderci (mobbing verticale) – assume atteggiamenti intenzionalmente ostili, persecutori e ripetuti nel tempo, volti a creare dei danni sia sul profilo professionale e, come conseguenza, sulla salute psico-fisica del dipendente.

Un esempio di comportamento mobbizzante può essere rintracciato in una sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila, emessa nel maggio del 2015. Dagli atti si evince che la dipendente danneggiata aveva subito «la sottrazione delle mansioni, la conseguente emarginazione, lo spostamento senza plausibili ragioni da un ufficio all’altro, l’umiliazione di essere subordinati a quello che prima era un proprio sottoposto, l’assegnazione ad un ufficio aperto al pubblico senza possibilità di poter lavorare, così rendendo ancor più cocente la propria umiliazione».

Altro tipo di Mobbing, più difficile da dimostrare, è quello orizzontale o ambientale. In quest’ultimo caso si tratta di un insieme di comportamenti persecutori, compiuti da uno o più colleghi, che tentano di screditare la reputazione, sia lavorativa che personale, del soggetto mobbizzato.

La Cassazione definisce tale atto come:

«Una condotta del datore di lavoro sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del dipendente nell’ambienti di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterarti comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione del lavoratore, con effetto lesivo del suo equilibrio fisiopsichico e della sua personalità».

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La cassazione inoltre chiarisce quali sono gli elementi fondamentali per poter parlare di mobbing:

  • Molteplicità di comportamenti di carattere persecutorio;
  • Evento lesivo della salute;
  • Nesso tra la condotta del datore di lavoro ed il pregiudizio all’integrità psico-fisica;
  • Prova dell’intento persecutorio.

 

Info: Corte di cassazione  Sentenza n.87 del 10 gennaio 2012

 

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