Medico di famiglia: richiesti turni di 16 ore

Assistenza sanitaria, studi medici aperti più a lungo e novità per il pagamento del ticket

“Super studi”, così sono stati definiti gli studi medici dopo l’approvazione dell’Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione di medicina generale, convalidato dalle Regioni e dal governo insieme ai professionisti, con lo scopo di assicurare ai pazienti maggiore disponibilità da parte del medico di famiglia ed evitare il continuo ricorso al 118.
Un cambiamento che comporterebbe l’apertura degli studi dei medici di famiglia 7 giorni su 7, dalle 8:00 alle 24:00, e che prospetta anche l’opportunità di pagare il ticket o prenotare una visita senza passare per il Centro unico di prenotazione, eseguendo l’operazione direttamente dallo studio medico. Sarebbero coinvolte, inoltre le Aft – Aggregazioni territoriali funzionali – un nuovo modello organizzativo basato sull’interazione.

Abbiamo chiesto il parere di un medico di famiglia.

Giornata lavorativa di 16 ore, dalle 8:00 alle 24:00, 7 giorni su 7. Quanto cambia questa disposizione il lavoro del medico a livello organizzativo e professionale?

«Lo cambia molto, ma i risultati saranno negativi».

Vantaggi e svantaggi: quali e quanti per medico e paziente?

«Pochi vantaggi per il medico, svantaggi moltissimi. Dopo un numero di ore un medico non rende più dal punto di vista intellettivo, perché da il massimo nelle prime 4-5 ore di lavoro. E poi, un’organizzazione programmata per 16 ore, se non è supportata da un insieme di prestazioni che si abbinano a quelle del medico di base, non ha nessun significato e non può sostituire l’operato del pronto soccorso».

Crede che la continuità assistenziale rispetti in qualche modo le esigenze di operatori, medici e pediatri?

«Assolutamente no. È una pura esigenza politica, che da al paziente solo la sensazione di avere un’assistenza ma non rende alla sua salute un servizio migliore».

Pagare il ticket o prenotare una visita senza passare per il Cup. Trasparenza nelle liste d’attesa o semplicemente ulteriori incarichi sulle spalle del medico di famiglia?
«Ulteriori incarichi sulle spalle del medico di base che toglieranno tempo e attenzioni alle malattie e al paziente, per cui il servizio sarà peggiore».

Si parla tanto di Aft, un nuovo modello organizzativo basato sul collegamento e sull’interazione. Innovazione positiva o negativa?
«Negativa. Perché il medico, al momento della laurea, sa che deve curare il paziente; questo comporta la massima attenzione nel raccogliere l’anamnesi, nel visitare il paziente, nell’impostare un percorso diagnostico e poi, eventualmente, impostare anche il percorso terapeutico. Tutto ciò lo vieta».

Quanto cambia la costituzione delle Aft il ruolo del medico di famiglia?

«Cambia tutto, perché il nostro tempo sarà dedicato alla burocrazia e meno alla malattia del paziente che, in questo meccanismo, diventa l’ultimo anello della catena. Quello che conta agli occhi di chi vuole mettere in atto un’innovazione di questo tipo è il risparmio, ma anche questa è una falsa credenza».

Quindi lei si dichiara negativa nei confronti di tale innovazione?

«Assolutamente sfavorevole e contraria, perché oltre a fare il medico devo tenere conto della burocrazia, della prenotazione, del costo dei farmaci, delle limitazioni sugli esami. Questo va a nocumento del paziente, l’agevolazione millantata è solo apparente e motivata da ragioni economiche. Se è vero che vogliono agevolare i pronto soccorsi, basterebbe semplicemente potenziarli».

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