Le start-up in Italia: problematiche e segnali positivi

Da qualche anno non si fa che parlare di start-up, a causa soprattutto di un’”inglesizzazione” sempre più evidente dell’italiano. Le start-up altro non sono che nuove imprese, ma nell’attuale contesto, dal punto di vista economico, sociale, lavorativo e tecnologico, sono nate nuove esigenzenuove problematiche e nuove strade da percorrere hanno portato a profondi cambiamenti anche nel mondo dell’imprenditoria.

Per avere un po’ di lumi abbiamo intervistato una delle figure più esperte in materia, l’ingegner Fausto Pasotti, direttore generale di Speed MI Upincubatore e acceleratore di start-up che fa capo a Università Bocconi, Camera di Commercio e Comune di Milano.

Tra le difficoltà che si incontrano nell’avvio di nuove start-up, una delle principali è rappresentata dall’accesso al credito. Ma – come sottolineato dall’ingegner Pasotti – degli importanti segnali arrivano dal crowdfunding.

Di seguito l’intervista.

Cos’è una start-up? Cosa la differenzia rispetto ad un’altra impresa?

“Con start-up si intende la nascita di una nuova impresa. È una classica PMI (piccola-media impresa) italiana, oserei dire di classica tradizione lombarda, che negli anni ’60 ha visto il boom economico italiano.

Oggi, in questo periodo di crisi prolungata, le start-up sono più rivolte verso la tecnologia o il marketing rispetto a quelle che erano le PMI anni ’50 e ’60, le quali erano rivolte verso la produzione, verso l’attività manifatturiera.

Rispetto a quello che avveniva in quegli anni, oggi la facilitazione consiste nel fatto che esistono dei soggetti, pubblici o privati, come gli incubatori e gli acceleratori, che possono aiutare i neo-imprenditori, più che ad avere successo, a commettere il minor numero di errori possibile.”

Leggi anche:  In pensione? Vado a vivere alle Canarie

Perché incubatori e acceleratori di start-up sono così importanti?

“Spesso tra le fasce di neo-imprenditori ci sono giovani, tra i quali i neolaureati, che hanno una bella idea e decidono di mettersi in gioco, ma non hanno alcun tipo di esperienza pratica.

Il supporto da parte di un incubatore consiste, innanzitutto, nell’aiutare questi neo-imprenditori privi di esperienza a commettere il minor numero di errori possibile, fornendo loro consulenzeconsigli e formazione.

Ma gli incubatori sono importanti anche per chi ha già anni di esperienza, ma è specializzato in un determinato lavoro (ad esempio è un progettista, ma non ha esperienza di vendite; oppure ha esperienza nelle vendite, ma non ha competenze tecniche). Nessuno, ovviamente, è onnisciente. Anche in questi casi il supporto è importante, perché non sempre i team sono multidisciplinari, formati cioè da persone che ha lo stesso obiettivo ma competenze complementari l’una con l’altra.

Di conseguenza l’aiuto consulenziale di una struttura come un incubatore può essere determinante rispetto alla riuscita del progetto”.

Possiamo dire che per avviare una start-up l’importante è avere una buona idea?

“Sicuramente da qualche parte bisogna cominciare, quindi ci vuole una buona idea. Però nella nostra esperienza la cosa più importante è il team.

Si può avere un’idea normale, non brillantissima, ma con un ottimo team e ottenere un grandissimo successo.

Meglio avere un team molto valido con un’idea media, che avere una idea fantastica con un team disastroso”.

Cosa occorre principalmente per avviare una start-up?

“Innanzitutto la passione. Non è un’attività che si può fare part-time. È veramente una pulsione paragonabile a quella di un artista o di uno scrittore, nel senso che

Leggi anche:  Nasce il primo Liceo Artigianale

veder realizzare quest’idea è un atto puramente creativo, magari più complesso rispetto ad un’operazione artistica solitaria, come un libro o un quadro, ma che necessita della stessa passione ed impegno.

In questi casi, anche se non è condizione sufficiente al raggiungimento del successo – perché ci vogliono le competenze e ci sono tantissimi fattori che portano al raggiungimento del successo – , la cosa più importante è che ci sia questa passione viscerale da parte dell’imprenditore e la sua disponibilità a mettersi in gioco totalmente.”

Come valuta a livello generale l’esperienza italiana sul piano dell’avvio di nuove di nuove start-up e del “follow up”?”

L’Italia ha una fantastica storia nell’imprenditoria, al di là del discorso sulle start-up. Dovremmo riprenderci i valori che abbiamo, di una nazione nata sulle piccole e medie imprese, che poi magari sono diventate un po’ più grandi e hanno ottenuto un enorme successo.

Il problema rimane forse un po’ più strutturale. Se ci confrontiamo con mercati o con Paesi, come la Germania e l’Inghilterra, lì troviamo una struttura, sia bancaria che finanziaria, più favorevole per il mondo delle start-up.

E questo, soprattutto nella fase iniziale, in Italia rimane ancora un problema.

Nella cosiddetta fase “early stage” o “seed” (di finanziamento) abbiamo ancora un po’ di strada da percorrere.”

Difficoltà di accesso al credito?

“Sì, esatto. In questa fase le nostre start-up risultano un po’ più in difficoltà.

All’inizio tutti devono partire con i “finanziamenti family & friends” per raccogliere quei fondi necessari a realizzare il primo prototipo o fare una prova per realizzare il Proof of concept (PoC) e verificare se l’idea funziona.

Leggi anche:  Grani antichi siciliani: un’esperienza di recupero dell’agricoltura secondo natura

Questi costi possono variare in funzione dell’idea, della dimensione del mercato e quant’altro.

E in questa fase non tutti hanno la possibilità di ottenere questi soldi da amici o familiari e nessun investitore è disposto normalmente a investire fino al prototipo o al Proof of concept (PoC).

Questa fase, invece, in altri Paesi sembra essere più favorevole e quindi il sistema bancario e finanziario è più disponibile a sostenere questa fase iniziale, che è la fase più delicata.

Per assurdo in Italia è più facile trovare i soldi per la fase iniziale, che i milioni per la fase di sviluppo successiva.”

Questo spingerebbe gli italiani a cercare investitori o finanziatori all’estero?

“Sì. Anche se adesso, si sta muovendo molto bene, anche sorprendentemente, il crowdfunding.

Conosco un paio di casi, appena iniziati, che sono riusciti a raggiungere delle cifre interessanti, di un paio di centinaia di milioni, grazie al crowdfunding.

Segnale che in Italia la gente che ha soldi da investire c’è, anche con una formula molto innovativa quale il crowdfunding.”

Si tenga conto che il nostro è forse l’unico Paese europeo ad avere una legge su questa forma di finanziamento con quote azionarie molto modeste, che sono regolate da questa legge.

E devo dire questa cosa comincia a funzionare e quindi questo è un segnale molto importante, soprattutto nella fase iniziale, la cosiddetta fase “seed”.”

Hai dei dubbi sull'argomento appena letto?
Chiedi ad un esperto.

Hai ancora domande? compila i campi sottostanti e i migliori professionisti del settore ti risponderanno.
Registrati o accedi per visualizzare il contenuto.

Per visualizzare il contenuto o Registrati.


Vuoi rimanere sempre aggiornato?
Clicca "mi piace" sulla nostra pagina Facebook