Café Bebé, studiato da una mamma per le mamme che allattano

Nasce il Café dedicato alle mamme e ai loro bambini, tutto realizzato a misura di famiglia.

Se ne parla tanto, attraverso i media e sui social: l’esigenza di una città che dedichi maggiore spazio e privilegi alle mamme è ormai fortemente sentita. Diversi sono i progetti che le istituzioni stanno elaborando in tale direzione e tante sono le iniziative prese da esperti e appassionati dell’infanzia – e dell’allattamento in particolare – che hanno deciso di creare delle piccole realtà in cui genitori e figli possano sentirsi totalmente a proprio agio.

È il caso di Grazia De Fiore, consulente professionale in allattamento materno IBCLC, che ha creato Café Bebé, un luogo tutto dedicato alle mamme e ai papà che vogliono godere di un momento di relax e svago con i figli. Un’idea che richiama anche il progetto “Città Mamma” nato pochi mesi fa in Puglia.

Come e perché nasce Café Bebé?

«Café Bebé nasce perché le donne hanno bisogno di un punto di riferimento in cui incontrarsi, dove possano discutere dello stesso obiettivo, che è quello di allattare il bambino al seno. Nasce da un bisogno di socialità, perché l’allattamento è anche sociale: la condivisione è importante, non serve chiudersi in casa e allattare da sole il proprio bambino. Café Bebé vuole essere un luogo di svago, in cui consumare un caffè chiacchierando con un’altra donna, in un clima di conoscenza dell’allattamento. Al suo interno, infatti, si trova l’isola dei libri, ci sono delle riviste dedicate alle mamme, ed è presente una consulente».

Café Bebé è un luogo particolare: che tipo di ambiente ha voluto creare?

«È un ambiente in cui il tempo si ferma. Café Bebé appartiene ai bambini, che qui hanno il diritto di piangere, di mangiare, di essere massaggiati e portati in braccio. Effettuiamo il massaggio neonatale, lo yoga per le mamme, trasmettiamo la musica mamma-bambino. La mamma e il bambino sono insieme, semplicemente perché ne hanno voglia o per svolgere delle attività. Non è una ludoteca, lo spazio non è riservato soltanto ai bambini o solo alle mamme: è un ambiente mamma-bambino e papà».

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Parliamo di diritti: quali e quanti quelli più ambiti dalle mamme di oggi?

«Le mamme di oggi hanno bisogno di capire, non accettano passivamente i consigli, anche se questi vengono forniti da un esperto. Sono delle donne molto più informate, navigano su internet e cercano di sapere sempre di più. Anche il papà è più presente, i genitori di oggi amano prendere in mano la situazione.

Le mamme vogliono allattare, perché hanno capito che è un bene per i loro bambini. Questo sfata anche l’idea che afferma che molte donne non vogliano allattare; in verità spesso ci si ferma di fronte alle difficoltà, ma non si tratta di una mancanza di volontà.

Quali sono le difficoltà che ha incontrato nella realizzazione del progetto e quanti gli ostacoli e i rifiuti da parte delle istituzioni?

«Non ho incontrato alcun tipo di problema. Café Bebé non entra in conflitto con nulla, perché le donne vengono spesso relegate all’interno della famiglia, non hanno un seguito da parte delle strutture sanitarie. Anche i consultori sono pochi e l’assistenza degli ospedali è generalmente confinata al momento del parto.
Ho trovato invece un accordo favorevole da parte di ostetriche e pediatri, che spesso vengono al centro come utenti o che magari inviano qui le mamme».

Il tema dell’allattamento, ultimamente, è parecchio dibattuto. Perché è un momento speciale per mamma e figlio e cosa si sente di dire a tutti coloro che lo vorrebbero rendere vietato in pubblico?

«Mi viene in mente un grande esperto di allattamento, un pediatra canadese, che afferma che se fossero di più le donne che allattano in pubblico, farlo diventerebbe la norma e non un elemento raro. Il fatto che siano poche le donne che allattano in pubblico lo rende una cosa strana, inconsueta. Allattare è un gesto semplice e spontaneo, ma non è ancora considerato la norma».

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Ci racconti un’esperienza che l’ha colpita profondamente o che l’ha spronata nella sua attività.

«Allattare mia figlia è stato l’input che mi ha dato la carica, la voglia di dire a tutti che allattare è bello. E poi vedere che le altre mamme sono contente dell’aiuto che ricevono ogni giorno è uno stimolo per andare avanti, così come vedere i bimbi che sorridono. Ci vuole passione, quando c’è di mezzo un bambino non puoi farne a meno».

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