Grani antichi siciliani: un’esperienza di recupero dell’agricoltura secondo natura

La storia di Giuseppe Li Rosi, fondatore di Terre Frumentarie e il suo impegno per la difesa della Biodiversità Mediterranea a partire dalla coltivazione dei grani antichi

«Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano?» (A. de Saint-Exupéry. Il Piccolo Principe)

Questa storia comincia più o meno così. È la storia di Giuseppe Li Rosi, della sua famiglia e di Terre Frumentarie, l’azienda agricola che dirige a Raddusa, cittadina siciliana collocata tra le province di Enna. Ed è proprio alla sua azienda, nata per volontà dei nonni e del padre, che Giuseppe ha deciso di dedicare la sua vita occupandosi del recupero e della coltivazione biologica dei grani antichi siciliani, mai mutati geneticamente e maturati in connessione con la natura.

Il futuro ha un’anima antica si legge sul sito internet di Terre Frumentarie ed è proprio guardando all’antico, alla produzione naturale del grano e al recupero della dignità del lavoro agricolo, che Giuseppe sta costruendo il suo avvenire partendo dal rispetto per l’ambiente e, soprattutto, dalla conoscenza delle leggi di natura in contrapposizione alle multinazionali del business.

Che cosa significa essere un imprenditore agricolo/agricoltore nel 2016?

L’agricoltore di oggi ha a disposizione tecnologie molto avanzate, che in molti casi si rivela utilissima specialmente per la sicurezza e la velocità. Però, questa tecnologia, a volte anche ridondante ed inutile, rischia di far scomparire la tecnica che è stata sviluppata ed affinata nei millenni di esperienza del contadino. Tecnica che è frutto di conoscenza ed intuito sperimentata in un rapporto dove il senso della terra era innato.

L’imprenditore di oggi, se non ha avuto trasmesso i valori della sostenibilità e del rispetto per l’ambiente, potrebbe risultare un agente inquinante del sistema. Essere agricoltore oggi, di quelli che però sono riusciti ad attingere alla conoscenza rurale, significa avere una buona opportunità di sviluppo e lavorativo e sul piano personale. È uno stimolo a richiamare i giovani verso la vita dei campi.

Perché riscoprire i grani antichi siciliani? Cosa l’ha spinta a reintrodurne la coltivazione?

Curiosità, intuito? L’amore per la storia e la letteratura? Non saprei definire bene quale fu l’impulso che mi spinse a valutare l’introduzione dei grani antichi o meglio “locali”. Posso, oggi, affermare che è stata una scelta buona per la mia azienda che oggi viene coltivata totalmente a grani locali e in biologico. Gradualmente mi resi conto delle potenzialità di queste varietà e oggi sono il custode di tre di esse: maiorca, timilia e strazzavisazzi.

Quali sono le caratteristiche dei grani antichi rispetto a quelli prodotti con le tecniche moderne?

Questi grani hanno caratteristiche molto diverse dai grani “moderni”, innanzitutto non hanno bisogno del supporto della chimica di sintesi. Nessun concime a base di fosfato o di nitrato d’ammonio perché hanno un apparato radicale possente che riesce a captare nutrienti e sostanze senza problemi. Anzi, una concimazione chimica potrebbe compromettere il raccolto perché potrebbe far sviluppare la pianta oltremisura e provocare l’allettamento ossia l’abbattimento della pianta a terra.

L’uso dei diserbanti è assolutamente inutile perché la biomassa alquanto importante della pianta, che caratterizza queste varietà o popolazioni, non permette a piante infestanti di svilupparsi e quindi di compromettere il raccolto. Quindi il rispetto dell’ambiente è insito in queste colture, addirittura necessario.

L’incentivazione e la tutela del biologico e della biodiversità potrebbero costituire il volano per far rinascere l’economia della Sicilia, secondo lei?

La Sicilia, per sua natura è da considerare un continente concentrato in una forma triangolare unica al mondo. Ha anche delle appendici che sono le isole che compongono il nostro arcipelago. La parola Continente per prima cosa significa “colui che contiene”, e la Sicilia contiene una biodiversità tra le più importanti in Europa. Questa importante variabilità insieme ad un patrimonio di biodiversità di interesse agricolo, potrebbero benissimo costituire un’occasione di sviluppo unica.

Noi che ci occupiamo di salvaguardia della biodiversità, immaginiamo sempre che la Sicilia possa essere la terra delle produzioni naturali per eccellenza. Potremmo soddisfare buona parte delle richieste di cibo buono in Italia e nel mondo, le nostre eccellenze fanno parte dell’immaginario di chi ricerca un cibo buono da pensare e da mangiare. Non vorrei che fosse un’occasione mancata.

L’uomo ha perso il contatto con la terra e il rispetto per la natura e i suoi cicli stagionali. Secondo lei, come si potrebbe invertire questa tendenza?

La perdita del contatto e del rispetto della terra è il risultato della perdita della memoria e quindi di una conoscenza acquisita nei millenni. La cancellazione delle tecniche e delle conoscenze, accompagnata sempre dalla grave perdita di valori acquisiti con il tempo, porta sicuramente alla morte della Civiltà che lascia scivolare la sua sostanza nell’oblio. Ecco, la paura della “morte” potrebbe essere una spinta ad invertire questa tendenza. Ma per poter rendere cosciente una genìa, che ha scelto per ignoranza di seguire la comoda ma insapore esistenza, necessita una formazione per ripristinare conoscenza e consapevolezza di cosa significa essere un abitante del Pianeta Terra. Le azioni da compiere saranno una logica conseguenza.

Cosa consiglierebbe ad un giovane in procinto di accostarsi alle professioni agricole?

Molti giovani stanno scegliendo di iscriversi ai corsi di agraria e ciò è sintomo di un crescente interesse verso la terra. Ad essi consiglio di studiare bene le materie del corso ma di non disdegnare il contatto con contadini ed agricoltori evoluti. La conoscenza del coltivare la terra non si ottiene sui libri ma attraverso l’osservazione, la pratica e l’apprendimento del savoir faire contadino. L’apprendimento passa attraverso i sensi: la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto. La manualità, l’esperienza della materia, della meteorologia, dell’osservazione, distinzione, separazione, mescolanza e tanto altro. Crearsi un concerto di qualità, di comportamento, dignità, forza e caparbietà. Tendere ad essere un terrestre con la schiena dritta.

Quali sono i prossimi obiettivi che si propone di raggiungere in futuro?

Abbiamo creato Simenza che è un’associazione culturale in difesa della biodiversità vegetale, animale, orticola, fruttifera, alimurigica e sinanco “umana”.

Vogliamo difendere e difenderci dall’ignoranza e dall’avidità di coloro che vogliono distruggere la biodiversità o approfittarsene perché nella loro piccolezza e bassezza vedono solo business ed occasione di avido guadagno. Simenza è un’esperienza di uomini e donne che hanno deciso di mettersi in cammino al motto di “Semu Simenza”. Essere semente significa essere passato, presente e futuro. Ossia essere abitanti di questo pianeta ed attori di questo tempo per consegnare un futuro degno alle generazioni a venire.
“Semu Simenza!”

Approfondisci: Sicilia, nuove agevolazioni in agricoltura – Terre Frumentarie

Vuoi approfittare delle opportunità contenute nell'articolo?

Compila il form sottostante per contattare l'azienda






[wpgdprc "Accetto esplicitamente che i miei dati vengano trattati secondo le indicazioni espresse dal GDPR ed indicate nell'informativa"]Policy e privacy